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Intervista di Chiara Taormina a Maurizio Maiorana

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Maurizio Maiorana intervistato da Chiara Taormina
Maurizio Maiorana, nato a Palermo nel 1959, dal 1981 è musicista e attore professionista, formatosi vocalmente con vari maestri internazionali e successivamente specializzatosi in musica antica sotto la guida di Gabriel Garrido, ha anche sviluppato una propria tecnica esecutiva su vari strumenti a fiato.
Teatralmente ha debuttato con la compagnia “Il Teatro Vagante” di Palermo per poi collaborare con vari attori e registi di fama come Elio de Capitani e Carlo Cecchi. Attualmente propone una sua visione del “cuntu” siciliano, antica tecnica di racconto orale con una sua specificità ritmica. Ha partecipato a numerosi Festival Internazionali con vari gruppi musicali di diverso genere (jazz, musica etnica, musica antica etc…) e collaborato sia con svariati Enti, Teatri, e Associazioni di rilevante importanza che con vari artisti sparsi per il mondo. Hanno scritto per lui compositori come Francesco La Licata e Mario Modestini. Vive a Palermo e talvolta in Svizzera.

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della musica.

Premetto che in famiglia non ci furono prima di me artisti né musicisti, ma mia madre cantava con una voce sopranile ben intonata. Già da bambino amavo la radio, la musica, i dischi, gli apparecchi musicali e gli strumenti. Sognavo di avere un pianoforte, un violino e un sassofono, ma ebbi solo un flautino all’età di 10 anni e da li cominciai. Poi ci fu la muta della voce e mi ritrovai con un vocione in un corpo esile… Suonavo flauto e chitarra da autodidatta. Formai i miei primi gruppi musicali…

Qual è stato il suo percorso di studi?

E arriviamo ai 20 anni quando mi decisi di studiare canto. Ebbi vari insegnanti. Rumeni, americani, inglesi e argentini… e fu proprio con Gabriel Garrido, argentino trapiantato a Ginevra che studiai la musica rinascimentale diventando professionista e realizzando concerti in Italia, all’estero e 3 CD.
Non ho mai fatto studi regolari né avuto diplomi, ma ho collaborato con persone importanti e studiato privatamente con maestri. Diciamo che ho imparato direttamente sulla scena rubando segreti a quelli piu’ bravi di me…

Suona diversi strumenti, canta e recita. Ci parli di un aneddoto legato a ciascuna delle tre diverse attività artistiche che l’hanno particolarmente coinvolta.

Ne avrei diversi. Per il canto mi piace ricordare quando, da bambino, la maestra mi metteva dietro il palco a cantare e sulla scena gli altri bimbi muovevano la bocca come se cantassero. Una sorta di playback in modo che i genitori dei ragazzi credessero che i loro figli fossero tutti intonati e ben istruiti al canto.

Come strumenti, ricordo quando nel 1994 si ruppe il tubo dello scaldabagno e ne ricavai uno strumento, una sorta di clarinetto che suona meravigliosamente bene e ricorda le sonorità medio orientali… me lo invidiano tutti… un pezzo di rame coi buchi…

La recitazione ha avuto su di me sempre un effetto terapeutico… mi ha aiutato a superare l’emozione ingovernabile di essere timoroso davanti al pubblico… ma ho anche verificato che non mi piace fare l’attore di prosa guidato da un regista, ho infatti sviluppato una mia modalità di recitazione che mi permette di essere sempre me stesso pur sperimentando… ah.. l’aneddoto… si… un giorno in Palestina dovevo recitare una cosa ma mi accorsi che il pubblico era costituito da giovani arabi… non avrebbero capito nulla e allora misi in scena un “Cunto” tradizionale siciliano fatto di dialetto ma anche di spada, di battito del piede e di una ritmica vocale particolare, una tradizione che solo io e pochissimi altri portiamo ancora avanti… funzionò alla grande e il pubblico parve capire… fu emozionante.

Cosa ne pensa del panorama culturale italiano d’oggi?

Non credo che in Italia ci sia un panorama culturale… almeno, non nel senso di una politica o una strategia culturale da parte di chi invece dovrebbe sostenerla… il nostro panorama è fatto soltanto di occasionali e coraggiosi artisti e imprenditori culturali che rischiano se stessi… proprio in quello che dovrebbe essere invece nel Paese della cultura per eccellenza.

Palermo, la sua città natale, la Sicilia terra di grandi artisti. Crede che il luogo di nascita e l’ambiente in cui si vive, possa essere determinante per un artista versatile come lei?

Certo, io mi nutro della mia Sicilia anche quando penso e rappresento cose che con la Sicilia non c’entrano nulla… Ma è innegabile che è una terra che trasuda storia e cultura da tutte le parti, e questo ti forma anche se a volte ti… deforma.

Quali sono i generi musicali più congeniali al suo estro?

Ho un’anima classica e una innovativa… farle convivere assieme è la mia sfida… e quindi, mi è congeniale tutto ciò che mi tocca l’anima… amo molto la musica dei popoli, non solo il mio… anche quelli lontani, sudamerica, africa, mondo ebraico, india, musica araba… ma diciamo che l’area mediterranea e sudamericana suscitano in me le emozioni più forti…

Quali scelte nel suo percorso artistico, sono state decisive?

Il non aver frequentato il conservatorio. Decisivo nel bene e nel male. Da un lato mi ha permesso di essere versatile e aperto in modo da poter seguire la mia indole anarcoide (e non nel senso politico ma come organizzazione di vita), dall’altro lato mi ha limitato tecnicamente, ma d’altra parte non mi interessa essere un virtuoso ma semplicemente realizzare delle idee artistiche… e scusate se è poco.

Quali sono le sue speranze e le sue aspettative?

Le ho già parzialmente realizzate: vivere del mio mestiere e soprattutto morire senza dover andare in pensione.

Ha progetti futuri? Una soddisfazione?

Si… mi sto cimentando come compositore e ho già composto un’opera musicale chiamata “l’uomo di fumo” per voci, cori e orchestra classica… vedremo… Questo è un progetto futuro ma anche una soddisfazione.

A cura di Chiara Taormina
in esclusiva per vetrinadelleemozioni.com

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