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Recensione dell’opera La Fame del Cuore – Francesca Melle a cura di Fabio Amato

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La Fame del Cuore di Francesca Melle
Affrontare la lettura di un libro di poesie è sempre un grande onore e una grande responsabilità, poiché è come se il poeta mettesse a nudo la parte più intima e profonda di sé e l’affidasse al lettore. La fame del cuore di Francesca Melle è un testo di poesie in lingua che stringe testi autobiografici di ricerca di sé e degli altri ma anche di impegno sociale e di denuncia dei mali quotidiani.

L’opera della Melle, suddivisa in sette sezioni, presenta liriche composte in vari momenti della sua vita. Nella sezione “Sguardi” si rintraccia l’analisi sulla condizione italiana e sulla difficoltà per i giovani di trovare un opportuna collocazione per edificare una vita dignitosa. Per l’autrice chi gestisce la cosa pubblica si disinteressa dei problemi e delle aspettative dei cittadini, pensando solo al proprio particolare. In Nessuna luce indica il cammino è come se tutte le luci si fossero spente “Quali speranze sono/ della gioventù sognante se / la strada è persa e / blindato è tutto?” Se le porte sono chiuse e non esistono chiavi per aprirle tutto fugge dalle mani e rimangono solo ritratti di miseria e identità alterate. L’Italia è come una madre che si agghinda con abiti firmati e sottrae alla vista la sostanza, lasciando i suoi figli abbandonati al loro destino. Malgrado ciò bisogna ancora avere la forza di resistere come recita l’ottava lirica R-esisto “Hanno snaturato tutto/ l’aria, il mare/ i campi, le strade / le case, il viso dei fanciulli/ i sogni dei grandi./ Hanno perduto tutto. / Io non ho perso ancora”. Importante è anche l’analisi che la Melle fa della vita moderna, resa artificiale dalla produzione e dalle catene di montaggio. Queste catene diventano filo spinato dell’anima, costringendoci ad una vita che trova nello sfruttamento l’unico sbocco. Infatti non è improprio che l’autrice consideri i popoli “esiliati nelle città industriali” e riconosca in questo particolare periodo storico l’affermarsi di un nuovo tipo di schiavitù moderna che per tanti aspetti non ha differenze da altre forme di schiavitù esistite nella storia. Alcuni testi non nascondono la denuncia sociale per la patria della poetessa, la Puglia.

In un’altra shoa e non di meno in Eredità tradita Taranto pare un corpo mutilato, il cuore di mille problemi; oggi soprattutto ambientali, dove la barbarie industriale ha sacrificato, svenduto e massacrato la città per ragioni di stato e la difesa dei fattori ambientali sembra pesare meno dell’acciaio. Un referto autoriale che viene alla luce quando ancora quasi nessuno ne parlava.

Ma la voce della Melle si addolcisce di fronte ad un tramonto […]Muta il tramonto nel suono dell’onda e / lontano dopo la torre i pescatori tentano/ mentre avanza la sera e / un altro giorno muore dietro la scogliera ne La spuma della cresta e davanti al mare la commozione prende il sopravvento “Il più bello dei mari/ che nel Salento nasci pacifico / per l’amore della terra delle messi bionde / di vite e secolari ulivi[…]” di Mar nostro. Questi versi di grande intensità hanno la capacità di parlare all’anima del lettore e di farlo entrare in sintonia con l’anima dell’Autrice. Nelle liriche emerge la personalità di una Donna che non sacrificherebbe mai la sua dignità per scendere a compromessi.

Una sezione molto importante è “Erigere barriere” dove le tematiche sociali trovano un riscontro nei versi forti e colmi di di pietas, nel senso dato dagli antichi. Pietas è la condivisione e la partecipazione attiva alla sofferenza altrui in una galleria di persone dimenticate dalla cosiddetta società “civile” e spesso additate e derise. Tuttavia Anche loro sono nati “[…]Gemellati al vizio/ agli occhi nostri mai turbati/ ma dissennati e imbavagliati nemici / perchè non importa a nessuno / che la vita loro vale quanto la nostra”. La chiave del pensiero della Melle è qui: la loro vita vale quanto la nostra! Come troppo spesso ci si dimentica delle Donne, salvo poi ricordarsene l’otto marzo quando si enunciano propositi che già il giorno dopo sono disattesi. In realtà le donne continuano a subire violenze nella quotidianità e pagano con la vita il loro diritto ad essere. Tanto che la sezione si conclude con l’amara considerazione della Poetessa “Chi è il protettore delle donne abusate/ umiliate/ sfruttate/ maltrattate/ rapite / lapidate?.” in Trattenendo l’ira. Nella poesia della Melle ampio spazio viene dato all’amore; un amore passionale, ma anche travagliato, forte e romantico; tutto questo convive nelle bellissime liriche dell’ultima sezione. Ed è sempre la grande dignità ad emergere “Ci sono lacrime nascoste/ dietro questi occhi/ che tu non vedi / ma dentro implodono” in Lacrime nascoste. Libertà e dignità vanno di pari passo fino ad arrivare ad accettare il rischio della scacco, come conseguenze delle nostre scelte.

In conclusione, dopo essermi deliziato di questi versi, proferisco che la poesia è l’incontro tra l’essere umano e la scelta; ed è in questo incontro che si gioca la sfida per il cambiamento.

 

A cura di Fabio Amato

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