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Presentazione dell’Opera “Anime” – di Gioia Lomasti e Marco Nuzzo

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Anime di Gioia Lomasti e Marco Nuzzo
Genere:
Silloge prosa e poesia a due autori

Casa Editrice: Photocity Edizioni

Sinossi: Anime, silloge poetica a quattro mani, nasce come dieresi di due autori in controcanto, visibilmente diversi nella ricerca, ognuno del proprio es. l’Io che si dipana in tutta la lunghezza dell’opera di Gioia Lomasti e Marco Nuzzo è, difatti, caratterizzata non dal mero verseggiare già vetusto, privo di significazione e dettato dal solito, abusato ed esecrabile individualismo osteggiante la materia “Eros” e “Thanatos”, priva quindi di tale follia inabile a violentare i sensi. In un certo qual modo si potrebbe definire l’opera come la fuga in quella percezione corrusca che è fine ultimo del pensiero libero e liberatorio di ognuno, ma che ben pochi sono capaci di esplicitare. È nell’intimità più pura che si manifesta la pazzia che tentiamo, oltremodo, di celare a scapito della conservazione stessa della sanità mentale, del cervello rettile, il quale dovrebbe conservare le funzioni naturali della sopravvivenza e che viene bloccato in un certo qual modo dalle credenze imposte dai cervelli più grossi, il paleo-mammario e quello nuovo. Gli “occhiali” del nostro modo di pensare e di vedere, i nessi di casualità e circostanza, di spazio e tempo – affermava Lorenz – sono funzioni di un’organizzazione neurosensoriale sviluppatasi al servizio della conservazione della specie. Tuttavia oggi l’uomo tende a perdere quel fattore di comunione e interazione cartesiana di res cogitans e res extensa, privilegiando di gran lunga il cervello nuovo in una corsa alla scalata piramidale e verso la punta, restando completamente distaccati dalla naturalità delle cose alle quali i nostri avi si attaccavano con gesti apotropaici, dando importanza alle sensazioni, più che al bisogno di sorpassare coattivamente l’altrui bisogno. È una continua corsa agli armamenti, un rimaneggiare squallidi orpelli che diano miraggi di status symbol votati al “lei non sa chi sono io”, alle congetture di vanità del patrimonio fisico e fiscale, in una disarmonica cacofonia suonata a normalità. Tutto il resto diviene millantato disordine, la recalcitrante visione di un modello che deve scomparire per lasciare il posto alla falsa dicotomia del bianco e nero, a nessun’altra mostruosa sfumatura. Distopia, a questo tende il potere del nuovo illuminismo, alla calcificazione dell’epifisi, del terzo occhio. L’arte, quella vera, deve attentare al piattume del falso conformismo, promulgandosi e statuendosi a nuova norma di conservazione personale e sociale, innestandosi come cura per quella naturalità che ci distingue dalle macchine. Anime tende a questo, in modo pacato e umile nella descrittiva narrazione di Gioia Lomasti, in una personale visione del suo Viaggio al silenzio, per erompere poi nell’irruento gioco di specchi Alterismi, eterotopia di Marco Nuzzo, impreziosita di neologismi e impalcature complesse, inseguente la significazione più profonda del fare poesia. Una prova che non tutta la schiera della società si assuefà ai costumi e al consumismo divoratore della vera identità, persino al costo di essere additati come mostruosità, come quella definita da Richard Burton Matheson nella sua opera, Io sono leggenda, unico baluardo da abbattere per definire una nuova e virulenta conformità sociale volta a spengere idee e inastare, a vessillo, nuovi vampiri.

Target: L’opera si rivolge anzitutto a chi ama la poesia e soprattutto quella sperimentale, ben lungi dall’essere il solito, triturato riesame di cuore-sole-amore. Ha voglia di rivolgersi a chi prova gusto nelle immersioni nei meandri della ricercatezza espressiva, della particolarità rara. Gli autori sono ben consapevoli di non essere in auge, di non suonare come vuole la massa e la mercificazione del pensiero incrostatosi a utopia consolatrice, nello spazio meraviglioso e liscio. In quest’opera si suole inaridire il discorso, contestando ogni possibilità di grammatica, ogni analitica vaticinazione del “come andrà a finire”, intentando di aprire nuove porte universali sui sentieri di J. L Borges, H. P Lovecraft, Fernando Pessoa, Carmelo Bene e Claudia Ruggeri. Un’opera non ad usumdelphini, ma che pretende di incedere in una contestualizzazione chiusa, che voca alla massimizzazione di una integrità umanizzante, ma senza distorsioni per schiavi asettici e inclini a tramontare in fedele caduta libera.

Introduzione del giornalista Alessandro Spadoni

Prefazione a cura di Francesco Arena e Alessia Cutrufo

 

Anime retro copertina

Immagine di copertina Marco Nuzzo – l’opera é impreziosita per gentile concessione di Stephen Alcorn ©2012 THE ALCORN STUDIO & GALLERY per le immagini linoleografiche in IV di copertina ed interno libro
Collezione Dori Ghezzi De André
www.alcorngallery.com

 

Presentazione a cura di Norman Zoia: Ponteggi arditi per Nuzzo dopo i fraseggi di Gioia. Ballata e racconto per una scommessa in due atti ancora gioiosamente marcati dove il verso si sprofonda in una speciale prosodia. Dai tasti un po’ ingialliti di un vecchio piano-sequencer a quelli neri e jazzati, soltanto sfiorati, in dirittura di una dodecafonia in dodecasillabi che ribalta la liturgia… e la scena! Dalla parola che è nutrimento e souvenir, che è grazia di un femminino sacro e sacrificale, all’invenzione semantica di nuove sonorità e riforgiati lirismi. Carezze & piercing all’anima di due autori in controcanto. Ma li accomuna il “soffio”: del tempo e del Campo.  (norman zoia)

Siti di riferimento

www.marconuzzo.com

www.gioialomasti.eu

vetrinadelleemozioni.blogspot.it

www.vetrinadelleemozioni.com

 

Info e Ordini:  
Contatti Autori:  info@vetrinadelleemozioni.com

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