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MARCO NUZZO INTERVISTA ORNELLA PENNACCHIONI

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Il Dispiacere Solitario - Ornella Pennacchioni

Ornella Pennacchioni

Su consiglio di Gioia Lomasti e per Vetrina delle emozioni, ho deciso di intervistare Ornella Pennacchioni, scrittrice, poetessa o, come meglio ama definirsi, “Imprenditrice dell’anima”.

MN: Intanto ti ringrazio, Ornella, per avermi concesso questa intervista. Quando e come nasce il tuo desiderio di scrivere?

ORNELLA: Grazie a te Marco. Nasce come un’urgenza di salvataggio cinque anni fa. Ho aperto la porta dell’immaginario munita di penna, inseguita dalla paura andata in necrosi. L’ho chiusa alle spalle, lasciando fuori un nemico dall’esercito imbattibile: il panico. Ora credo che lui mi tema benché continui ad amarmi.

MN: Perché questa nomea: “Imprenditrice dell’anima”?

ORNELLA: Beh Marco, in quanto produttrice di parole, a seguito di pensieri. Indispensabile la materia prima per dare corpo e respiro alle idee, si sa, finché il progetto non diviene esecutivo. Un libro è il risultato, e dovrebbe attraversare una sorta di filiera, di mano in mano, sul comodino di tutti anche di coloro che mai lo leggeranno. Dall’autore al fruitore.

MN: Parliamo del tuo romanzo: Il dispiacere solitario; perché questo titolo? Quali i temi toccati?

ORNELLA: Nel titolo, a parte alcune premesse di partenza scientemente vaghe, c’è l’incombente predestinazione al dolore che non si riconosce in un fatto preciso, in un dramma umano, ma in quel dolore universale da cui nessuno è esente, ma parte del Kit, come tutte le linee portanti della vita di ognuno: amore, morte, gioia, dolore e il mistero di cui fanno parte. Il tema è quello di ogni artista che attinge alla vita come unico mezzo di riferimento, nel libero arbitrio dell’immaginario e del suo principio d’innocenza. Per quanto mi riguarda il tema raggiunge la miscela sposando la realtà cruda con l’evasione onirica. È un testo asmatico, perché si sfiorano i fatti senza che si compiano mai esaustivamente. Uno slalom in salita tra i forse.

MN: Non ho avuto ancora modo di leggerlo ma, dalla recensione fatta dal caro amico Alessio Patti, che saluto, nella scrittura di Ornella Pennacchioni i contenuti non sono asserviti alle parole, ma sono le parole a venir dietro ai contenuti. Sei d’accordo con questa percezione?

ORNELLA: Il grande Alessio Patti, con cui oltre alla straordinaria amicizia vanto collaborazioni video-grafiche di eccellente qualità, ha ragione. Mi conosce molto bene e ha saputo cogliere il baricentro creativo del mio scritto alla perfezione. In una sorta di Athanor, le sole parole a servizio dell’idea come una conseguenza a strascico.

MN: Una frase che mi ha molto colpito: “Io salto oltre gli stereotipi del c’era una volta” È un concetto che sento mio sino in fondo. In che modo ritieni si possa giungere al più profondo e intenso concetto di Es, di “Io” supremo, insegnandosi ad esplorarsi? E, soprattutto, ritieni che in un mondo fatto di pochezza, dove la realtà catalizza l’ideale di perfezione verso ciò che è esteriore, esistano ancora spazi e tempi per far implodere l’anima?

ORNELLA: È vero “Io salto oltre gli stereotipi del c’era una volta”, l’ho scritto. Un pensiero dimissionario agli stereotipi di gruppo, alle consolazioni stilistiche in cui è facile non osare, al sicuro dalle manfrine di favole moderne in cui si rifilano le vecchie speranze. Stare al sicuro lontano dagli omologati scrittori da sofà, è il mio sogno letterario. Sono l’essere da cui traggo riflessioni in modo oggettivo, è facile, mi conosco bene. L’elaborato emotivo arriva quando mi accorgo che ci sono taglie uniche dell’anima con proprietari a volte inconsapevoli. Le parole sono per tutti e di tutti, basta essere flessibili, ma sopra ogni cosa capaci di viaggiarsi da dentro, in quel caso non serve un trolley griffato.

MN: Preferisci scrivere su foglio o al PC?

ORNELLA: Ora al PC, ma sono reduce di un passato molto artigiano di penna e foglio.

MN: Hai un punto fermo, uno scrittore o un poeta dal quale attingi? Come vengono fuori le tue opere?

ORNELLA: Nessuna fonte, se non una predisposizione naturale di pensarmi addosso poi divenuta attitudine. Ultimamente mi penso molto. Sono un interlocutore compiaciuto, devo ammettere, ma anche severo.

MN: Ci sono dei momenti particolari della giornata durante i quali preferisci scrivere?

ORNELLA: Qualunque momento è ideale. Apro ed entro, in quella città insonorizzata senza spifferi dove accade tutto a dismisura, affollata d’idee e parole per tradurle. A volte credo di sentire respirare le parole. Le parole sono persone che incontro senza preferenze temporali in cui aspettare che l’ispirazione si riveli. Io scrivo e lei arriva subito dopo. Nessun progetto, nessuna scaletta. Il solo suono della parola è di una devastante malia di cui mi nutro completamente arresa.

MN: Chi è Ornella Pennacchioni nella vita reale?

ORNELLA: Sono la normalità vissuta con l’opzione di un estro moderato dal buon senso in qualunque cosa faccia, e menomale. Moglie, mamma, nonna. Una ballerina con le scarpe da montanara, insomma, tanto per capirci.

MN: Cosa pensi della realtà editoriale nel Paese?

ORNELLA: Penso sia d’ostacolo ai debuttanti fra cui si potrebbero celare dei talenti. Nessuno investe sullo sconosciuto, distribuzione zero perché si prendono cura solo delle vendite certe. Poco importa se ingrassiamo solo leggendo l’indice dei ricettari, o se gli adolescenti saccheggiano le ferramenta. Va tutto bene, qualcuno guadagna. Le fabbriche di lucchetti e metri per misurare il cielo, hanno passato tempi d’oro, nonostante l’idea povera come il materiale con cui sono stati entrambi realizzati.

MN: Cosa pensi, invece, dell’attuale panorama culturale italiano? Si legge abbastanza, secondo il tuo parere?

ORNELLA: Ci siamo. E’ giunto il momento delle ammissioni impopolari per una scrittrice, che detto così può rasentare un calcolato snobismo. Sarò brevissima: scrivo, e così non fosse non sarei qua a risponderti, ma ho letto e leggo pochissimo, perché mi annoio facilmente. Non prendetemi ad esempio, io non faccio testo benché di testi vivo. Di certo sono l’apice di un’anomalia culturale. Credo comunque che si legga poco, ma credo anche che si produca letteratura perlopiù faziosa.

MN: Un’opera che avresti voluto scrivere? Se esiste, perché?

ORNELLA: Di primo acchito mi verrebbe da dirti -Il Dispiacere Solitario- ma suona come una gag. Dovrei leggere un po’ di più per poterti rispondere sul serio, ma per similitudine di pensiero potrei spaziare da Pirandello a Carmelo Bene.

MN: Quali sono le tue letture? C’è un genere che ami in particolare?

ORNELLA: La prima risposta negativa sull’argomento ha bruciato le altre. Potrai perdonarmi? Inizierò a leggere, e il primo libro sarà -Il Dispiacere Solitario- I ben informati dicono che valga la pena. Dovrò farlo, a questo punto vorrei la mia opinione. Come vedi ruoto attorno a me stessa, ho abitudine di me.

MN: E un genere che non leggeresti mai?

ORNELLA: Fantascienza, mai.

MN: Ritieni importante il confronto con altri autori?

ORNELLA: Sono molto favorevole al confronto con altri autori scevro da competizione e pregiudizi. Amo la comunicazione in generale, sul piano intellettuale, particolarmente. Basta che non facciano citazioni colte, e i cultura dipendenti, spesso troppo accademici, sono soliti farlo dando sfoggio di nozioni a pappagallo.

MN: Sono d’accordo con te. Ci sono novità nel tuo cantiere per il prossimo futuro?

ORNELLA: Sto lavorando al prossimo romanzo. Siamo alla fase dietetica in cui opero il lavoro di snellimento senza pietà. Quando serve, sono dietista dell’anima e dei suoi temi oltre che “imprenditrice”della stessa, perché del progetto risalti l’essenza.

MN: Ti ringrazio per questa intervista esplicativa, Ornella, sono certo che molti autori, leggendoti, ne trarranno vantaggio e ti faccio tanti auguri per il tuo libro, che spero di avere tra le mani quanto prima, da quel poco che ho potuto leggere posso affermare di sentirmi legato in modo particolare alla tua scrittura che certamente potrà fornirmi nuovi spunti, come a me, spero anche ad altri. In bocca al lupo!

ORNELLA: Mi è molto piaciuta questa intervista. Se ho efficacemente risposto, è merito delle tue domande che solitamente devasto con risposte caotiche. Di solito danno adito ad ulteriori domande consequenziali, ma fra noi non ci sarà modo. L’intervista è compiuta.

P.S: Il mio romanzo mi chiede di dirti: “A presto!”. È un megalomane parlante come l’autrice, ma è genetica! Ciao Marco, e ancora grazie!

Tramite questo link, la presentazione del libro di Ornella Pennacchioni al Maurizio Costanzo Talk.

Di Marco Nuzzo

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