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Intervista di Chiara Apuzzo a Jago

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n1 by jagoVetrina delle emozioni ringrazia l’Artista Jacopo Cardillo per questo importante contributo.

Artista poliedrico i cui interessi spaziano dalla scultura alla musica alla videoarte, Jacopo Cardillo, in arte Jago è un ragazzo che è saltato all’occhio “nazionale ed internazionale” grazie all’intensità delle sue opere e alla novità che ha portato in campo artistico. La sua carriera vanta numerosi premi e partecipazioni come nel 2011, la 54ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Veneziae all’importante riconoscimento ottenuto nel Novembre 2012, con il conferimento dell’Onorificenza della Santa Sede “Croce Pro Benemerenti, Medaglia Pontificia per la realizzazione del busto in marmo di Papa Benedetto XVI.

Come nasce il nome “Jago”e la tua passione per l’arte?

Per vivere abbiamo bisogno di un corpo e per essere riconosciuti necessitiamo di un nome.
Jago è il nome che la vita mi ha dato da quando Jacopo non è più identificato con quello che fa.
L’arte è una questione esistenziale che va oltre la passione, non è legata semplicemente alla produzione di manufatti o alla condivisione di un pensiero che vive nello spazio come forma, essa e più che altro un meccanismo naturale, come la respirazione, un prendere ed un restituire, una cosa quindi di cui lo stesso corpo ha bisogno per stare al mondo.

Vista l’ecletticità dei tuoi talenti che spaziano dalla musica alla scultura, cosa lega secondo te queste forme d’arte?

Da un punto di vista materiale l’Arte è un movimento energetico, una pulsazione che riverbera in tutte le cose. Che si guardi una scultura o si ascolti il suono di un fiume nulla cambia. La nostra percezione di questi fenomeni ci suggerisce che si tratta di cose diverse, diverse nella forma ma identiche nella sostanza. Ad ogni modo, per fare sintesi, ciò che lega musica e scultura è il fatto che sono sempre io a farle.

Cosa ti ha spinto verso la scultura? E da cosa nasce la scelta della materia?

Se guardo alla mia infanzia vedo la Scultura, vedo un bambino che tenta di comprendere la realtà toccando, manipolando, rompendo e riassemblando.
Oggi nulla è cambiato e lavoro con lo stesso entusiasmo di quel bambino che guardava con stupore alle cose di questo mondo. Mi emoziono e mi dedico al Bello.
La Scultura semplicemente mi ha permesso di aderire alla realtà.
Sono sempre stato attratto dai materiali nobili della tradizione, perché nel rapporto che si instaura con essi è pretesa una conoscenza profonda, una consapevolezza che va oltre il concetto e che pretende un rapporto diretto con le cose, un gesto d’Amore.

Alla tua prima Personale i critici si sono riferiti al tuo lavoro parlando di “coscienza della forma”, come si esprime nelle tue opere questa caratteristica?

L’arte contemporanea antepone spesso il “concetto” a l’opera, e a volte pretende che il “concetto stesso” venga considerato opera compiuta.
Non potrò mai rinunciare al Fare perché per me il “concetto” e il “lavoro della mano” sono una cosa sola.
Avere coscienza della forma vuol dire quindi conoscere l’argomento, padroneggiare un linguaggio che unisca Mente e Mano, un linguaggio che possa essere tramandato affinché superi la prova del tempo.
Michelangelo Buonarroti scriveva:
Non ha l’ottimo artista alcun concetto c’un marmo solo in sé non circoscriva col suo superchio, e solo a quello arriva la man che ubbidisce all’intelletto. (Rime 151)

Come vivi “l’essere Artista” in questo momento storico? Cosa credi ti discosti dagli artisti contemporanei?

Oggi vivo e nell’oggi opero, quindi accetto le cose per quello che sono.
Cosa significhi essere Artista in questa contemporaneità è qualcosa che io stesso fatico a capire e che in parte ignoro.
Ad ogni modo vivo bene, e questo mi basta.
Se apriamo un qualsiasi libro di storia ci rendiamo conto che essa è sempre la stessa, si ripete, i metodi cambiano, i linguaggi si evolvono, ma l’uomo si comporta sempre allo stesso modo e nulla muta nella sostanza, per questo motivo l’essere umano non conoscerà evoluzione alcuna finché rimarrà incastrato su un piano materiale.
Arte è spiritualità.
Ogni artista è uguale a se stesso, quindi è inutile preoccuparsi di quello che fanno gli altri, ciò che per me è rilevante è che l’Arte è la sola opportunità che ho per comprendere ed integrare la mia vera natura.
Io Amo quello che faccio.

In “Anatomia Ele-Mentale” si nota un senso di contemplazione verso la natura, in che modo questa influenza i tuoi lavori ?

Posso affermare che la natura è il soggetto stesso dei miei lavori.
Quando ti rendi conto che un sasso di fiume è Bello, perfetto e completo, quanto vale il tuo intervento?
La mia scultura rimane comunque un sasso, un pezzo di marmo.

Sei mai stato deluso da una tua opera o dalla scelta di un materiale?

Tempo fa mi poteva capitare di rimanere insoddisfatto dell’opera, ma oggi ho imparato ad accettarla per quello che è.
Prima di iniziare praticamente una scultura, esiste il tempo dell’osservazione, un processo creativo che fa parte del lavoro e che può durare anche diversi mesi, durante il quale l’opera appare, si struttura e prende forma nella Mente.
L’immagine deve essere poi impressa nella materia, svelata. E’ questo meccanismo di traduzione, molto spesso, a“tradire” la verità di una forma che nel pensiero è perfetta e libera.
Il materiale invece non mi delude mai, esso eleva e nobilita sempre il mio lavoro.

Quali consigli ti sentiresti di dare ai giovani artisti? Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ricordo di un mio professore che mi diceva che un artista di 40 anni è considerato un giovane. Cosa vuol dire essere giovane in Arte?
Quando ci si fa portatori di un linguaggio tradizionale, alla propria età vanno aggiunti gli anni della tradizione stessa, quindi non mi sento di dare consigli, però posso affermare che per me l’unica cosa rilevante è scoprire me stesso, rivolgere lo sguardo all’interno osservando il mondo senza i filtri dell’educazione, lontano dai condizionamenti.
Ogni giovane di questa terra è unico nel suo genere, che si dedichi quindi alle proprie passioni senza voler essere sensazionale a tutti i costi, cosicché la parola “realizzazione” assuma un significato diverso da quello economico.
Questo al momento è il mio pensiero.
Dal 23 Novembre al 15 Dicembre 2015 sarò a Cosenza presso i “BoCs Art” per una residenza d’Artista promossa dall’amministrazione comunale di palazzo dei Bruzi, e curata da Alberto D’abruoso, critico d’arte e direttore artistico de “I Martedì Critici”, l’Associazione culturale romana da cui tutto il progetto è scaturito.
Al mio rientro continuerò il lavoro su una serie di nuove opere per la mia prossima esposizione personale che dovrebbe avere luogo a Roma in primavera.

A cura di Chiara Apuzzo per vetrinadelleemozioni.com
Impaginazione a cura di Gioia Lomasti & Marcello Lombardo

 

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