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Intervista di Marco Nuzzo al gruppo In My June

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In My June intervistati da Marco Nuzzo
Per Vetrina delle Emozioni ho intervistato il gruppo folk degli In My June, composto da Paolo (voce e chitarra), Ricky (chitarra e cori) e Laura (cello). Nascono nel novembre 2010 dall’intersezione di strade differenti, Paolo e Ricky provengono dal gruppo Noise/punk-hardcore Anarcotici (“Iride” disco italiano del mese su Metal Hammer 2008, “Io non credo alle fate” ultimo album in studio 2010), Laura vanta già esperienza concertistica in Italia e in Europa. Gli In My June guardano alla musica folk legando in una sorta di amalgama il coraggio di guardarsi dentro, in ciò che fa male, tra la dolcezza e la crudeltà dell’acustico. Dovessimo fare un paragone, si potrebbero localizzare in un contesto molto ampio. Per i temi presenti nell’album, li si potrebbe paragonare a Nick Drake o a Elliot Smith, anche se per il minimalismo profuso, l’uso degli archi, i temi oscuri, mi riportano alla mente i Tenhi. Andiamo a conoscere meglio gli In My June.

 

Un benvenuto, ragazzi e grazie per avermi concesso il vostro tempo. Parliamo un po’ di voi. Come nasce questa intesa, questa line up tra ambienti e stili così differenti, ossia, come mai questa scelta di legare assieme il classico al profano?

Ciao, possiamo dirti che la nostra musica è nata e si è sviluppata in maniera molto naturale. Paolo e Ricky da tempo stavano scrivendo singolarmente pezzi acustici, perlopiù nati da certe emozioni e situazioni che avevano l’immediato bisogno di essere buttate fuori, senza nessun fine specifico. A un certo punto però le canzoni si sono intrecciate, hanno cominciato a riunire le idee mettendole assieme e  subito dopo si è aggiunta Laura, amica di entrambi. Non avevamo un’idea di base su come dovessero suonare i pezzi o l’unione/contrasto che si poteva creare con il cello, abbiamo semplicemente lasciato spazio al flusso emotivo del momento, positivo o negativo che fosse, cercando di rinchiuderlo il prima possibile, infatti l’album è stato concluso in un mese.

 

 

Blind Alley è il vostro primo CD, caratterizzato da atmosfere cupe. Di cosa parla?

Blind Alley (vicolo cieco) , parla sostanzialmente di un percorso che una persona compie dentro le proprie emozioni, scavando a ritroso e dentro se stessa per capire dove ha sbagliato. Questo percorso implica la scoperta di cose negative dimenticate o nascoste che fanno ancora male, la scoperta di cose belle che non sono state vissute nel giusto modo ma anche la convinzione che una possibilità c’è sempre, dipende dall’individuo stesso se scegliere di fare la cosa giusta o no. Noi non lo vediamo come un disco cupo o per forza di cose triste, anche se non neghiamo che l’impatto sia questo, lo vediamo più come una presa di coscienza di quello che tante persone non fanno, il prendere coscienza che non è tutto così superficiale e materiale, certe cose prima o poi riemergono e se uno non si rende conto di averle dentro, beh, il risultato può essere devastante.

 

Perché la scelta della lingua inglese? Chi scrive i testi? E la musica?

Abbiamo scelto la lingua inglese perché le parole, vista la loro lunghezza e fonetica, sono molto adattabili alla musica rispetto all’italiano e soprattutto perché cerchiamo di espandere questo progetto anche all’estero. I testi sono scritti da Paolo, la musica solitamente viene composta singolarmente da Paolo e Ricky per poi essere lavorata da entrambi assieme, poi alla fine di tutto viene inserito il violoncello .

 

Perché comprare i vostri lavori?

Perché sono lavori – che piacciano o meno – veri, sentiti e vissuti sulla nostra pelle in ogni singola nota. Perché quello che facciamo è quello che sentiamo e che viviamo ogni giorno. Perché la musica, in particolar modo quella indipendente, deve essere sostenuta, comprata e seguita. Perché oltre ai musicisti, dietro ci sono altre persone che si sbattono ogni giorno per permettere che questo accada e soprattutto perché vogliamo che le persone possano attraversare diversi stati d’animo con quello che facciamo.

 

In My June

In My June

 

La musica come fonte apotropaica, una musica curativa, ma che cura tentando si scavare nell’uomo, anche convivendo con l’oscuro, nella meditazione e nell’eutimia. È un po’ quel che provo a creare quando scrivo. Cos’è per voi la musica? Qual è il risultato che ricercate attraverso di essa?

Siamo anche noi sulla tua stessa lunghezza d’onda. La musica è la nostra salvezza, nel vero senso del termine… se non fosse per lei probabilmente non saremmo qua a risponderti ora. Ogni volta che scriviamo o che suoniamo è una sorta di mantra, una liberazione, non solo un modo per dire qualcosa, ma un veicolo per togliersi un peso enorme che ti soffoca. Se poi le persone lo capiscono, meglio, ma noi dobbiamo farlo… non è solo terapeutico, è l’obiettivo della nostra vita, la cosa che ci fa sognare ogni giorno e che ci spinge a migliorarci, nel bene o nel male.

 

Chi sono Laura, Ricky e Paolo nel quotidiano?

Sono tre persone normali, schive, con il proprio lavoro e gli occhi perennemente rivolti verso il basso…

 

Quale il messaggio che gli In My June vorrebbero comunicare agli ascoltatori attraverso la percezione di parole e musica?

Vogliamo solamente che ogni ascoltatore viva a modo suo In My June. Non ci deve essere per forza di cose un messaggio, anche perché non siamo in grado di darlo, ma solo un trasporto, una colonna sonora da vivere ad occhi chiusi, in penombra, con una sigaretta.

 

Come vedete, in uno spettro più ampio, il panorama musicale nostrano? E quello internazionale? Ritenete esistano delle differenze sostanziali?

In Italia ci sono una valanga di band e di movimenti veramente validi ed interessanti, ma con il tempo i posti dove suonare e l’interesse della gente stanno scomparendo pian piano sotto i nostri occhi, distruggendo tutto il lavoro che fanno i musicisti e le piccole etichette. Anche i compensi da noi fanno schifo, riuscire a tornare a casa con qualcosa in tasca è sempre più duro, anche se magari ti fai quattro ore di macchina da un locale all’altro. Una cosa sicura è che all’estero un musicista viene considerato e reputato tale (da noi sembra sia solo un hobby o una perdita di tempo), la musica viene sostenuta, i musicisti aiutati dalle istituzioni stesse, i posti dove suonare sono maggiori e la gente è partecipe anche nel sostenere i gruppi acquistandone il merchandising, dischi, ecc. Credono e vivono nell’underground, a volte da noi sembra sia figo solo utilizzare il termine “indie“ perché è di tendenza, tralasciando come al solito il fatto di seguire veramente la musica e le band… è più importante far parte del filone cool del momento, altrimenti che alternativi si è?

 

 

In che genere inquadrereste la vostra musica? Io, nella presentazione, vi ho inquadrati tra Nick Drake, Elliot Smith e i finlandesi Tenhi. Vi ritrovate in questo contesto?

Sicuramente ci sono delle cose che hanno influenzato e che ci accomunano con questi artisti per quanto ha riguardato la scrittura di Blind Alley… non amiamo però catalogarci, anche perché siamo sempre in continua evoluzione… In My June non è un progetto musicale definito, cerchiamo sempre qualcosa di nuovo che possa risvegliarci stimoli nuovi… non amiamo ripeterci.

 

Che generi musicali ascoltano gli In My June?

Potremmo scriverti pagine intere! Ascoltiamo tantissima roba, per dirti ultimamente spaziamo dagli Eels, agli Swans… adoriamo I Neurosis, il noise, tanta musica indipendente italiana, folk americano (Bonnie Prince Billy, Elliott Smith, Nate Hall, Eddie Vedder), il filone Seattle anni 80/90… e ancora molti e molti altri.

Un anticipo sul prossimo progetto; ce ne parlereste?

Possiamo solo dirti che sarà diverso da Blind Alley… ci sarà una linea conduttrice simile, ma a livello di arrangiamenti e canzoni ci saranno delle belle sorprese… per ora non aggiungiamo altro, ti diciamo solo che ci stiamo lavorando tantissimo!

E per quanto riguarda le previsioni future? Avete altri lavori in cantiere?

Abbiamo appena pubblicato un video (il secondo dopo quello di Blind Alley) prodotto dalla nostra etichetta (Garage Records). È un brano dei Mudhoney, “Need“, tratto dall’album Superfuzz BigMuff  rivisitato a modo nostro. Stiamo terminando la pre-produzione del nuovo disco e verso aprile entreremo al Garage Studio per registrarlo… nel frattempo non mancheranno i concerti. Il 2013 sarà un anno particolarmente intenso ed impegnativo.

 

Vi ringrazio per la disponibilità, ragazzi. Vi faccio tanti auguri e complimenti per i vostri lavori. Spero di avervi ancora tra noi. A presto!

Ce lo auguriamo anche noi. Grazie per il tempo e l’interesse dedicatoci, ciao.

ImJ

 

A cura di Marco Nuzzo

 

Link relativi a In My June:
LABEL    : http://www.garagerecords.it
FACEBOOK : http://www.facebook.com/InMyJune
MYSPACE  : http://www.myspace.com/inmyjune
YOUTUBE  : http://www.youtube.com/InMyJune
TWITTER  : http://twitter.com/InMyJune
BELIEVEDIGITAL : http://inmyjune.believeband.com/
REVERBNATION : http://www.reverbnation.com/inmyjune
ROCKIT : http://www.rockit.it/inmyjune
SOUNDCLOUD : http://soundcloud.com/in-my-june

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