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Intervista di Gaetano Cuffari ai Box beat

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Box beat LogoIn Sicilia “Ska” si dice Box beat!

Esiste un legame alchemico che unisce la Musica al Tempo, un incantesimo che si compie quando la prima incontra il secondo. Il trascorrere degli eventi non può essere fermato né regolato; è impossibile viaggiare dentro questa dimensione… a meno che non si provi a farlo con la Musica.
La Musica ha il potere di scatenare pensieri sopiti, far riemergere emozioni custodite nei meandri della memoria, pronte a far palpitare nuovamente il cuore allorché capiti di riavvolgere il nastro dei ricordi attraverso di essa.
Questo fatto ho potuto appurarlo ancora una volta una mattina di pochi mesi fa, proprio nei giorni a ridosso del mio trentottesimo compleanno.
Navigavo su internet, impelagato nella lettura di informative varie ed e-mail, quando sotto gli occhi mi capita un articolo relativo ad un Concerto tenutosi proprio in quei giorni il cui titolo diceva:
“Box beat in concerto”.
Improvvisamente ho avvertito dentro di me come un ticchettio d’orologio che dal cervello si spostava dritto al cuore: “Tic toc, tic toc, tic toc… che il tempo si fermi!” Eccolo qui il viaggio nel tempo attraverso la memoria.
Estraniatomi dall’ambiente circostante, da internet, dal mio presente, sono tornato indietro nel tempo fino a giungere ad un tardo pomeriggio d’autunno del 1993.
Avevo diciassette anni e poca voglia di studiare. Facevo zapping radio asserragliato nella mia camera e mi ero sintonizzato su un programma di una radio locale in cui trasmettevano un brano di musica Ska intitolato “Santa Claus is dead”, un autentica sferzata di energia, scritto ed eseguito da un gruppo di giovani universitari catanesi, alcuni dei quali presenti in studio, chiamati Box beat, “Scatola del suono”. Era la prima volta che giungeva alle mie orecchie un brano di musica Ska e le sue sonorità mi pervasero da subito a tal punto che continuai a seguire il programma, ascoltando l’intervista ai componenti della band e i loro brani inediti alternati a quelli di altri gruppi ska come i Busters, i Toasters, i Madness, gli Specials.
Conclusosi il programma, aleggiò nella mia mente una sola idea: approfondire la mia conoscenza sul genere Ska ma soprattutto sui loro interpreti siciliani: i Box beat!
I Box beat sono una band SKA PUNK & REGGAE di origini siciliane, fondata a Catania nei primi anni ’90, una delle poche nel genere, sia nell’isola che in Italia.
Scioltisi definitivamente nel 2000, oggi il gruppo è ritornato con una nuova formazione che, tra vecchi e nuovi membri, è composta da Riccardo Di Mauro, cantante, armonicista e compositore dei testi, Giuseppe Sarra, batterista, Sandro Costanzo, alle tastiere, pianoforte ed ai cori, Federico Tutino, bassista, Giuseppe Testa, chitarrista, armonicista e corista, Salvo Seminatore, chitarrista, armonicista e corista.
Con un repertorio che spazia tra inediti e cover (di bands quali Specials, Bad Manners, Rancid, Madness, Barracudas, solo per citarne alcune) nel 2013, a distanza di quasi due decadi dal loro scioglimento, sulla falsa riga della Second Wave of British SKA, i Box beat hanno avviato il progetto 2.0 Reloaded, scompaginando i canoni principali del loro assetto e, prima di tutto, il falso mito del tempo che passa.
Pur non essendo semplice, né strettamente necessario, individuare o classificare lo stile della band, la chiave del sound e delle composizioni inedite dei Box beat trova il suo principale metro nella fusione, in stile crossover, delle tonalità più marcatamente mod britannico, alternate con le sonorità reggae tipiche delle origini jamaicane e il punk inglese post ’77.

The Box Beat in concerto

Vetrina delle Emozioni da il benvenuto a Riccardo Di mauro, voce solista dei Box beat.
Riccardo, ormai da diversi mesi avete avviato il progetto “Reloaded 2.0” ottenendo da subito entusiasmo e consensi un po’ ovunque. Potresti raccontarci i retroscena di questa reunion?

Salve a voi di Vetrina delle Emozioni. Galeotta fu un’intervista radiofonica fatta nell’aprile 2013 da Davide Spampinato nel suo programma Rock Buzz c/o gli studi di Radiolab di Catania…
Il buon Davide, amico di una vita, ebbe la felice idea di riunirci per un’intervista “amarcord” sulle vecchie glorie della Catania musicale degli anni ’90, da li uno sguardo d’intesa ci fece capire subito che non sarebbe finita e che l’entusiasmo di riprendere a suonare insieme era più forte di ciò che ci aveva spinto ad abbandonare anni fa… ed allora la prima prova, come se il tempo non fosse passato e, come si suol dire, l’appetito vien mangiando…

Rispetto al passato la Band presenta delle novità al suo interno: Salvo Seminatore alle chitarre, che con la sua Gibson Flying V si unisce alla Fender Strato del mitico Giuseppe Testa e Federico Tutino al basso. Come si è evoluto il sound del gruppo con il loro ingresso?

Ah, i giovani nipotini… scherzo, così amiamo chiamare i due meravigliosi ragazzi, umanamente e musicalmente parlando, che hanno abbracciato la nostra vena di follia… Chiaramente il suono è profondamente cambiato, il basso di Federico Tutino è potente e preciso e si integra perfettamente con la batteria dello zio Giuseppe, zio per davvero questa volta, per dar vita ad una base ritmica che sicuramente non tradisce aspettativa; il modo di suonare la chitarra di Salvo Seminatore ed il suono caldo e tagliente del tipo di strumento usato, Gibson Flying V, hanno contribuito ad arricchire ed elaborare nuovi arrangiamenti per i nostri pezzi storici, dandogli un’impronta più decisamente rockettara, permettendo incastri armonici prima impensabili. Del resto siamo nel 2014, i suoni cambiano e da parte nostra, rispetto al passato, c’è un attenzione maggiore a questo aspetto.

In Italia i Box beat possono essere considerati, a ragione, autentici antesignani della musica Ska. Con almeno 20 anni di anticipo (stiamo parlando dei primi anni ’90) avete introdotto, insieme a Band come i Casino Royale, un genere musicale allora poco conosciuto alle masse e che oggi fa ballare tutti indistintamente con brani che, in certi casi, sono diventati veri e propri tormentoni, ma che suonavano per le piazze già in quegli anni grazie a voi. Potresti spiegarci secondo la tua esperienza come si è evoluta rispetto agli anni passati la percezione del genere Ska nel nostro paese?

Magari antesignani è un parolone, non dimentichiamoci band come gli Statuto ed i Vallanzaska, e nessuno me ne voglia se non ne menziono altri ma si sa, con l’età i neuroni giocano brutti scherzi… Gli stessi Casino Royale, quando facemmo da spalla a due delle loro date del tour siciliano, erano più o meno usciti dall’esperienza precedente per tuffarsi in sonorità più dure… ecco, a Catania, definita a torto o ragione la Seattle del sud negli anni ’90, si suonava molto noise, post rock et similia sotto la scuola dei grandi Uzeda, impopolare chi faceva altro… a noi piaceva essere impopolari e devo dire che la nostra scelta di tuffarci nello ska, per voglia e non per necessità, ora come allora risulta essere stata abbondantemente apprezzata.
Posto che non vado molto d’accordo con le etichette, mi permetto di osservare che lo ska non solo esiste, in Italia come nel resto del mondo, come genere musicale autonomo, ma anche come componente di altri generi e sottogeneri…. Come dicevo, le etichette riguardano secondo la mia modestissima opinione, un lato puramente formale, la sostanza è ben altro, diciamo che per i BOX beat lo ska è un ottimo e divertente pretesto per fare musica insieme, ognuno di noi col proprio gusto ed i propri trascorsi…

Chi assiste ai vostri concerti non può fare a meno di notare alcuni elementi che vi contraddistinguono sul palco da sempre: la fraterna intesa, la vitalità che regalate a vostri fan, l’ironia con la quale talvolta trattate tematiche importanti, scomponendone con maestosa arguzia la seriosa natura attraverso i vostri testi. Se la Musica, in quanto elemento comunicatore, assorge al compito di trasmettere messaggi a chi l’ascolta, qual è il messaggio che i Box beat cercano di trasmettere al pubblico?

Che bella espressione, “fraterna intesa”, si vede che ci conosci personalmente e da tanto, senza di questa non credo potremmo suonare insieme, come nella vita anche nella musica ciascuno di noi è sempre presente per l’altro… detto in tutta sincerità i BOX beat hanno suonato e dopo 18 anni continuano a suonare insieme proprio perché sono fraterni amici nel quotidiano… Dici bene, sovente i testi delle nostre canzoni affrontano tematiche pesanti e difficili, in contrasto con l’allegria della musica; personalmente adoro i contrasti, ci permettono di esprimere al meglio i nostri pensieri ed emozioni senza peli sulla lingua, ad una certa età i peli ti spuntano sullo stomaco… Non ho mai tollerato gli atteggiamenti eccessivamente “seriosi”, li trovo “noiosi” se mi si permette una banale rima baciata; senza ironia e soprattutto senza una buona dose di autoironia non riusciremo ad andare avanti, in tutto ciò che facciamo, dall’essere diventati papà (parlo per i “vecchi”) al riunirsi in sala prove, i nuovi ragazzi condividono appieno questo nostro modo di vedere ed affrontare le cose, giovani cinici… Comunque spesso è proprio l’ironia che ci aiuta a digerire e metabolizzare tutte le difficoltà che ci si presentano davanti… Messaggio al pubblico… mah… lo stesso che ripetiamo a noi, affrontare le questioni serie a cuor leggero e quelle facete con animo impegnato, se mi si permette un pizzico di zen…

Parliamo di progetti futuri: i Box beat stanno vivendo una nuova primavera e ogni inizio è sempre alimentato da idee, intuizioni nuove da realizzare. A questo proposito cosa puoi rivelarci in esclusiva?

Abbiamo iniziato a mettere giù delle tracce di registrazione, vorremmo realizzare e realizzeremo un supporto, interamente autoprodotto, in cui riversare tutta la nostra voglia ed il nostro entusiasmo nel fare musica, senza lasciare nulla al caso e con la giusta attenzione e senza fretta, così, per lasciare una traccia, un’impronta nella sabbia… nessuno scopo lucrativo che in ogni caso non potremo permetterci e che comunque non rientra nei nostri obiettivi… magari a qualcuno potrà interessare, chissà… e poi, suonare, suonare ed ancora suonare dal vivo, come fosse l’ultima cosa che vorremmo fare in vita, proprio perché è quello che contribuisce con rilevante peso a farci sentir vivi.

Di certo la vostra traccia lascerà il segno nel cuore di tutti gli amanti della buona Musica. È stato un vero piacere riabbracciare i Box beat e apprendere che Suonano e Lottano “di nuovo” insieme a noi. Vetrina delle Emozioni augura “Lunga vita” ai Box beat attenendo sempre vostri nuovi aggiornamenti.

A cura di Gaetano Cuffari
per vetrinadelleemozioni.com

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