INTERVISTA AL MUSICISTA GIOVANNI MONOSCALCO A CURA DI GIOIA LOMASTI

Giovanni MonoscalcoGiovanni Monoscalco, musicista di Ferentino, inizia la sua attività giovanissimo e all’età di soli quindici anni costituisce il primo gruppo musicale. La passione per la musica insieme ad una grande curiosità lo spingono alla continua ricerca di nuovi stimoli ed a rimettersi in gioco con proposte innovative ed alternative. L’ascolto del grande chitarrista Andres Segovia cambia totalmente la sua prospettiva musicale. All’età di sedici anni si iscrive al Conservatorio di Frosinone ma la visione della musica a volte fuori dai canoni accademici lo pone in contrasto con l’insegnante, esce dal corso e si diplomerà in seguito da privatista al Conservatorio de L’Aquila. La sua carriera può essere riassunta in questi termini: chitarrista, liutista, compositore ed arrangiatore. Nel 2011 realizza il primo lavoro discografico per chitarra sola “Sarabande…” consistente in una raccolta di composizioni originali e trascrizioni dalla musica antica dello stesso Monoscalco, seguito dopo due anni dall’uscita del secondo CD “Schiarazula… Arie e Danze dal ‘200 al ‘600” più articolato e frutto di una ricerca almeno ventennale eseguita in tandem con la musicista Luisa Lauri sul repertorio medievale e rinascimentale, con trascrizioni personali regolarmente eseguite in concerto con l’Ensemble Musica Antica formazione ideata e creata dallo stesso Monoscalco. In questo percorso è compresa una importante parentesi dal 1982 al 1986 anni in cui l’artista si è dedicato alla chitarra elettrica ed acustica. Questa esperienza sarà senza dubbio determinante per l’aspetto creativo e compositivo e lo porterà alla composizione del suo brano più rappresentativo On The Road, un brano nello stile “rag time” molto gradito nelle esibizioni in concerto. Altra composizione “Toccata” è stata di recente incisa dal chitarrista Angelo Colone nel CD Genealogia un lavoro discografico che raccoglie brani composti da compositori contemporanei e dedicati allo stesso Colone. Ma l’obiettivo è quello di uscire dai canoni della letteratura chitarristica esistente e la ricerca di nuove sonorità e di nuovi orizzonti musicali prosegue mediante lo studio e la creazione di accordature alternative applicate, oltre che alle sue composizioni, anche alla musica colta (ad es.  J.S. Bach e di S.L. Weiss) con trascrizioni per chitarra ottocorde e decacorde. Questo percorso di ricerca ha determinato uno stile compositivo unico, riconoscibile e personale e per questo motivo è oggetto di richiesta dagli interpreti per nuove composizioni. I suoi brani sono regolarmente eseguiti in concerto. La partecipazione per svariati anni al Coro Accademico del Conservatorio di Frosinone gli ha permesso l’accesso allo studio di partiture dei grandi compositori del passato e contemporanei, percorso fondamentale per una più completa formazione culturale e musicale. Ha composto e diretto le musiche per lo spettacolo multimediale “Luci sul Martino Filetico”. All’interno dell’Osservatorio di Monteporzio Catone, in presenza dell’Ambasciata di Germania ha eseguito musiche del sec. XI della religiosa compositrice tedesca Hildegard Von Bingen da lui trascritte come commento musicale ad una rappresentazione performativa riguardante i quattro elementi della Terra. Da un anno ha costituito la formazione Quart’Essenza con la quale affronta un repertorio vasto, dalla musica antica al canto popolare, il repertorio classico non disdegnando il pop ed il progressive. Compone e trascrive brani per questa formazione con l’obiettivo di creare un repertorio nuovo ed originale. Recentemente gli è stata affidata la colonna sonora dell’audio libro tratto dal romanzo di Alberto Diamanti “Il Segreto della Musica” con la voce narrante dell’attore Marino Filippo Arrigoni. Attualmente è in fase di realizzazione il terzo lavoro discografico, una produzione che vedrà protagonista la chitarrista partenopea Angela Lancieri, inciderà con la chitarra dodici corde un album monografico interamente dedicato alle musiche per chitarra di Giovanni Monoscalco.

La vasta ed attuale offerta artistica, grazie anche alla rete, tende a livellare le proposte ed impedisce la nascita e lo sviluppo di talenti. A livello personale ritieni che questo “insieme” sia convenzionale e funzionale? 

Faccio una premessa. Prima della rete la maniera per poter accedere alla letteratura musicale (partiture, metodi, trattati musicali, ecc.) consisteva nell’acquisto ed in alternativa la fotocopia, una prassi decisamente non conforme alla legge. Per chi non poteva avere accesso a questo materiale, motivi economici o perché reperibile in pochi negozi specializzati e molto distanti, lo studio era possibile solamente con l’iscrizione ad un Conservatorio di Stato o recandosi da un insegnante e intraprendere un regolare corso di studi che permetteva la formazione di musicista. Da alcuni era possibile imparare anche a gestire, comunicare le emozioni ed affrontare la professione in modo completo. Un’altra maniera totalmente empirica ma altamente funzionale ed importante era l’esercizio di abituare l’orecchio a riconoscere i suoni e quindi trascrivere ascoltando una registrazione audio, un esercizio adesso poco attuato dalla maggior parte di allievi e musicisti ma che ho avuto la fortuna di praticare. Mi è capitato a volte di collaborare con musicisti professionisti che non possiedono o non hanno sviluppato l’orecchio armonico, ciò vuol dire che sono in grado di leggere perfettamente una partitura ma senza capacità di improvvisare all’occorrenza, insomma  assimilabili a ragionieri della musica. Accade ciò perché nella rete troviamo senza sforzo alcuno tutto, quello che cerchiamo in differenti ed innumerevoli forme (tutorial) come unica maniera di apprendimento ma che spesso generano confusione se non si possiede una formazione adeguata e capacità di analisi. Tutto ciò, ha senza dubbio contribuito ad alzare il livello tecnico generale, a discapito del contenuto musicale e dell’interpretazione, che può così risultare poco comunicativa, priva di pathos e meno coinvolgente. Ad oggi nel mondo della chitarra manca quel personaggio carismatico come il leggendario Andres Ségovia che soltanto con la presenza, nonostante uno strumento come la chitarra dal volume decisamente contenuto riempiva i grandi teatri di tutto il mondo senza il supporto dell’amplificazione. Il suo ingresso in sala generava il silenzio assoluto.

Da che cosa è dettata questa necessità di uscire dai canoni consueti della letteratura chitarristica per orientarsi nella ricerca di nuovi linguaggi musicali?

Come si evince dalla mia biografia credo di essere un artista un po’ fuori dalla norma. Il periodo dedicato alla chitarra acustica ed al mondo che la circonda mi ha permesso di conoscere chitarristi molto particolari, alcuni unici, che spesso praticano le accordature aperte (in gergo open tunings) ovverosia la possibilità di cambiare velocemente accordatura semplicemente intervenendo sulle meccaniche girevoli poste sulla paletta che fissano la corda e regolano appunto l’accordatura dello strumento. Pratica che apre inusitati scenari sonori ed orizzonti musicali decisamente nuovi. Molto diffusa nella chitarra acustica ma praticamente inesistente in quello accademico, dove è ristretta alla “manipolazione” di una o due corde (la terza da sol a Fa# per avere l’accordatura del liuto rinascimentale e così affrontare in maniera più filologica le trascrizioni, la sesta da Mi si abbassa a Re per avere un basso più profondo). La letteratura riguardante la chitarra acustica è decisamente bella ed interessante ma in gran parte di basso profilo e contenuto musicale, il contrappunto è poco sviluppato a volte inesistente, l’armonia risulta povera se non addirittura scontata. Dopo un periodo di circa quattro anni ho ritenuto conclusa questa esperienza, non avendo più stimoli in tal senso. Ho sentito di nuovo la necessità di avvicinarmi alla musica di maggiore spessore, classica e non, ma con l’approccio del compositore. Ho iniziato dapprima trascrivendo brani dal repertorio barocco di J.S. Bach e S.L. Weiss per chitarra 6 – 8 – 10 corde nell’accordatura originale, spesso impraticabile su quella consueta, e successivamente scrivendo brani originali. Da un po’ di tempo mi capita di andare ai concerti di chitarra classica che sovente risultano noiosi e ripetitivi, spesso di alto livello tecnico però mancanti di quella che io amo definire “la variabile impazzita” ovverosia il numero, la sorpresa, quella magia particolare che ti stupisce, ti cattura e rende l’ascolto vivo, piacevole e comunicativo. Gli artisti preferiscono andare sul sicuro, proporre programmi infarciti di brani conosciuti dal pubblico scatenanti il facile l’applauso, anziché azzardare mettendosi in gioco con un repertorio fresco uscito dalla penna di autori della nuova generazione. Azione meritoria che permetterebbe di uscire dalla situazione di stallo in cui versano i programmi di concerto.

La composizione ha un ruolo senz’altro più importante rispetto a quello del concertismo, è una scelta obbligata dal fatto che lo spazio dei concerti per chitarra sola è molto più ristretto, oppure la creatività è un mezzo, o addirittura una necessità interiore, per trasmettere e comunicare le emozioni ed i propri sentimenti attraverso un solo strumento musicale?

Credo di aver sviluppato questo punto in parte nelle risposte precedenti. Il passaggio alla pratica della composizione è stato in un certo senso dettato da una esigenza interiore. Ho studiato l’armonia per il superamento dell’esame complementare ma ho ampliato successivamente lo studio integrandolo con il contrappunto e l’analisi dei corali bachiani. In quelle brevi e coincise composizioni è riassunto tutto quello che riguarda la maniera di muovere le note nel discorso polifonico in modo corretto e soprattutto emozionale. Nella musica di Bach troviamo la perfezione tecnica unita alla trascendenza spirituale. Per quanto riguarda la composizione di brani originali, ho iniziato dapprima scrivendo per il mio strumento e successivamente per formazioni da camera fino all’ultima sperimentazione, quella di elaborare la colonna sonora per un audio libro estrapolato da un romanzo. Confido di aver raggiunto uno stile personale nella scrittura della musica ed in questa maniera credo di aver trovato il modo di trasmettere le emozioni ed i sentimenti. Chi mi conosce pensa addirittura di riconoscere la mia musica dalle prime note e la mia ambizione non è certamente essere definito un grande compositore, ma semplicemente uno dallo stile definito ed originale. Realizzare la colonna sonora per un film resta comunque il mio sogno nel cassetto.

Puoi parlarci dei progetti odierni ai quali stai lavorando?

Sto lavorando alla produzione del mio terzo lavoro discografico che mi vede in veste di compositore. Ho chiesto ad Angela Lancieri, chitarrista di Napoli dedicataria di una mia composizione (Digressioni) di incidere un CD interamente dedicato alle mie musiche con la chitarra dodici corde. Un lavoro unico nel suo genere perché strumento spesso relegato al mero accompagnamento di canzoni. Esistono pochi chitarristi che ne fanno uso per eseguire repertorio complesso. È strumento richiedente notevole capacità tecnica oltre ad una adeguata preparazione a gestire e controllare in maniera equilibrata il suono. Di recente edizione un metodo efficace, completo in ogni dettaglio della stessa Lancieri per imparare e migliorare la tecnica di questo strumento. L’altro progetto riguarda Quart’Essenza la formazione da me ideata per eseguire musica dal vivo con un repertorio a 360° che spazia dalla musica antica fino a quella contemporanea con arrangiamenti personali e nuove composizioni. Anche qui pensiamo di realizzare un prodotto discografico, non appena avremo materiale sufficiente.

La musica come mezzo di conoscenza ed interazione con altre arti quale traiettoria segna nel tuo percorso emotivo e professionale?

La musica mi permette di interagire con molte persone, di entrare in contatto con personaggi di diversa provenienza artistica, molti anche di grande esperienza, questo contribuisce ad aumentare il mio bagaglio, arricchendo e completando la mia dimensione di artista. Sono un inguaribile curioso in cerca di continui stimoli e ciò mi porta ad affrontare situazioni spesso diverse nella forma e nel genere. Lavoro in ambito teatrale leggero e classico come semplice strumentista oltre a comporre le musiche che commentano la scena. Una esperienza molto gradita ed importante a livello razionale è senz’altro il rapporto con la poesia e la prosa. Accompagnare la recitazione non è certo cosa semplice e presuppone grande sensibilità da parte di chi lo fa, credo sia necessario sottolineare la recitazione in maniera discreta e senza mai sovrastare la parola. Va fatto con poche note quelle giuste fuse con il testo recitato in modo da creare un’alchimia.

Nella tua biografia non è trattato l’argomento dell’insegnamento, una semplice dimenticanza?

Non ho mai fatto concorsi oppure acceduto in graduatorie per l’insegnamento per mia scelta. Da giovane ho praticato l’insegnamento privato per qualche anno poi accorgendomi che è un lavoro molto difficile e richiedente notevole impegno e preparazione ho preferito dedicare le energie ai concerti ed alla composizione. Posso reputarmi maestro ed allievo di me stesso, non ho fatto gli studi accademici nella maniera convenzionale ed ho affrontato solo in parte il percorso canonico di studi e degli esercizi, quel tipo di apprendimento che si sviluppava nell’arco dei dieci anni e porta al conseguimento del diploma. Mi sono diplomato da privatista prendendo qualche lezione sporadica solo per capire la prassi ed il funzionamento di tali esami. Ho preferito declinare la grande responsabilità dell’insegnamento a chi ama e prende questo lavoro come una vera missione. Fatta eccezione per i “Corsi introduttivi alla chitarra acustica” ideati dal mio amico chitarrista Giovanni Pelosi, totalmente gratuiti tenuti nei locali della Pro Loco del mio paese consistenti in lezioni di gruppo. Lo scopo è diffondere lo strumento ed avvicinare i giovani o chiunque volesse fare la conoscenza dello strumento ad apprenderne i rudimenti della tecnica, anche per sola curiosità, magari poi decidere di continuare il percorso e prendere lezioni singole da un insegnante professionista. Ho sentito il dovere di collaborare ed aiutare Pelosi in questa avventura che ha suscitato grande interesse purtroppo interrotta lo scorso anno dalla pandemia.

Sito web : giovannimonoscalco.it

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