INTERVISTA AL BIKER MATTEO NANNI A CURA DI GIOIA LOMASTI

Matteo NanniMatteo Nanni, classe 1983, nasce e trascorre la maggior parte della sua vita sulla riviera Romagnola ed in particolare nella città di Rimini. Costretto a vivere nella bolla del divertimento estivo Matteo non si da pace; nel periodo degli studi d’istituto e in quelli universitari lavora in estate cercando di mettere da parte più soldi possibile per viaggiare, operazione non del tutto facile considerando che in tale stagione quasi tutte le persone fanno esattamente il contrario. Da buon Romagnolo però la passione per le due ruote non manca e non tarda ad arrivare la prima moto, una Honda Transalp 650 di seconda mano che senza saperlo lo accompagnerà in luoghi al tempo inimmaginabili. Nel 2011 parte quindi la prima esplorazione in solitaria con direzione Oceano Atlantico. Meta raggiunta ma progetto risultato fallimentare a causa della tanta strada percorsa e del poco tempo a disposizione. Caduta da cavallo che non demorde Matteo che risale subito in sella e progetta nuove rotte aggiungendo al bagaglio della moto anche quello delle prime esperienze maturate. Con il solito destriero, sempre in solitaria, iniziano le esplorazioni Europee poi quelle Balcaniche e in Nord Africa fino al viaggio epico in Mongolia realizzato nell’estate 2017. La svolta però arriva verso la fine del 2018 dove, grazie al cambio lavoro, Matteo punta le ruote della moto verso Est e in sette mesi percorre tutta l’Asia via terra fino a raggiungere l’Isola di Bali dove “parcheggia” la sua stanca cavalcatura. Torna quindi a casa ma non contento riparte a novembre 2019, recupera la moto e la spedisce esattamente dall’altra parte del mondo, in Nuova Zelanda. Dopo due mesi di sali e scendi lungo le strade Kiwi trasloca la sua casa su due ruote in Australia. Una pandemia mondiale è però in agguato e dopo circa tre settimane Matteo è costretto a rallentare fino a fermarsi a metà strada tra Sydney e Melbourne ospite di amici Australiani anch’essi biker. Trascorre un lungo mese di riflessioni poi la decisione di tornare in patria ma anche questa volta senza moto che, sempre più acciaccata, rimarrà a riposo nel garage di Graeme e Katrina in attesa di tempi migliori… quale miglior scusa per tornare on the road!

Omaggio ed introduzione all’intervista testo di Gioia Lomasti

Il senso del viaggio si apprende solo viaggiando, ogni incognita, ogni ostacolo ne crea esperienza che unita alla vita, vive in esso. Nello sguardo del motociclista c’è amore, evasione e ribellione che attraversano la terra, la gioia della conoscenza, la voglia di raggiungerne le vette per poi scorgerle nel riflesso che vorrà eternare e renderla durevole un solo altro istante. Nulla potrà perdersi, perché vivrà nel cuore del suo fautore. Il significato del percorrere è offrire la propria energia al vento, al calore delle stelle nel riflesso del mare. L’anima dell’uomo ha bisogno di questo, chi non ha vissuto l’esperienza del vivere questa disciplina, non potrà mai percepirne il suo canto che a tanti resta indelebile ed eterno.

Nel viaggio di un raider per la tua esperienza è fondamentale raggiungere una meta prefissata o questo passaggio viene vissuto in maniera differente dando maggior risalto ai luoghi e alle strade percorse?

Come si usa dire “non è importante la meta ma il viaggio” e questo è assolutamente vero altrimenti si rischia di realizzare solo un mero trasferimento da un luogo ad un altro. Avere tempo e la possibilità di viaggiare via terra amplifica quindi l’esperienza sensoriale del paesaggio, della cultura e della società che andiamo ad attraversare. Ricordo che verso la fine del lunghissimo viaggio in Asia ero in parte dispiaciuto di esser quasi giunto alla meta finale perché questa si sarebbe tradotta come la fine della mia esperienza.

Hai avuto modo di ripercorrere e vivere culture dalle proprie caratteristiche, cosa resta di questa avventura? Cosa desideri trasmettere ai tuoi lettori e a chi ama le due ruote?

Delle avventure restano gli indelebili ricordi ma non solo; ci siamo noi che cambiamo ogni giorno e grazie alle nostre esperienze modifichiamo il nostro essere e la percezione delle cose e delle persone con cui interagiamo in continuazione. Considero quindi il viaggio una sorta di maturazione accelerata in cui un giorno può equivalere ad un mese e un mese ad un anno di vita “normale”. Ma non voglio essere frainteso e di certo non mi considero un motivatore. Consiglio caldamente di viaggiare il più possibile ma di farlo con cuore e non per moda, raccogliete le esperienze che la strada vi regala e portatele a casa nel cassetto della mente.

Vuoi raccontarci le emozioni maggiori che ti sono arrivate in questo lungo periodo scortato dalla tua moto? Quale destinazione hai ammirato maggiormente?

Realizzare un lunghissimo viaggio intercontinentale con la mia moto è stata semplicemente una figata! Inizialmente ti sembri un pazzo e hai tanta paura di non riuscire nell’impresa poi man mano che i km di aria incontrano il tuo viso ti rilassi e cominci a ragionare più giorno per giorno, aiutano da popolazioni estremamente ospitali come quelle Asiatiche. Ad un certo punto tutto sembra andare per il meglio e niente pare possa più fermarti. A volte giunge un po’ di sconforto ma basta voltarsi brevemente indietro per constatare la strada percorsa e prendere coraggio per “andare”. La porzione di mondo che ho apprezzato maggiormente si trova tra le isole Indonesiane. Il mood rilassato di quei luoghi e gli incontri avvenuti durante la mia permanenza mi hanno fatto pensare più volte di fermarmi e parcheggiare la moto a tempo indeterminato.

Matteo Nanni con moto

Hai varcato l’Italia per visitare posti meravigliosi, ma in breve raccontami il viaggio che maggiormente hai prediletto nel nostro panorama nazionale 

Mi vergogno a dirlo ma purtroppo non ho viaggiato molto l’Italia, soprattutto il Sud isole comprese dove ho tanti amici e conoscenti. Ad ottobre dell’anno scorso, sempre in moto e in solitaria, proprio al fine di esplorare questa porzione del nostro paese, sono partito direzione Sud. Purtroppo la solita pandemia di covid non mi ha concesso sufficiente tempo per eseguire il tour prefissato che si è concluso a pelo con la Sardegna, regione che ho comunque ammirato tanto per via del suo lato “wild” e dove ho avuto il piacere di incontrare vecchi e nuovi amici.

Viaggiare da solo ha molte incognite, come le hai affrontate? Quanti amici e affetti hai incontrato?

Se prima di partire ti metti a pensare a tutti i problemi, rischi e scocciature a cui andrai incontro in un lungo viaggio ne esci subito di testa. Il segreto è restare calmi, pensare inizialmente alle tre cose più importanti ovvero documenti, soldi e telefono e lasciare che l’avventura abbia inizio. La cosa interessante è che sicuramente arriveranno i mille imprevisti a cui avevi pensato ma arriveranno uno alla volta e così si avrà modo di affrontarli con più forza e determinazione. Inoltre per quanti imprevisti possano capitare, altrettante probabilità attendono dietro l’angolo. In particolare mi riferisco agli incontri con le persone, i nuovi amici e anche affetti più profondi. Tutto avverrà in modo massivo e veloce per cui le gioie e i dispiaceri si alterneranno come in una giostra, ma anche questo è il viaggio.

Prossime mete, altri percorsi?

A mio parere ogni luogo nuovo vale la pena di essere visto. È chiaro però che non avremo mai il tempo necessario per vedere tutto e anche se riuscissimo a metter piede sui tutti i 197 paesi ad oggi esistenti come potremmo dire di averli veramente visitati? Come anticipato in bio il sogno e quello di riuscire a posare le ruote su ogni continente quindi i restanti Sud America, Nord America e Africa. Un progetto molto ambizioso, complicato a dismisura dall’attuale situazione pandemica ma di certo qualcosa su cui sognare concretamente. 

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