Recensione “ANIME” a cura di Giorgio Gibellini

Due anime, due poeti che fondendo le loro energie unite ai sempre magnifici contributi del maestro Stephen Alcorn, danno vita ad Anime, un libro che traccia coordinate invisibili  ma comprensibili ai quanti sapranno decifrarne il vero significato nascosto. L’introduzione del giornalista Alessandro Spadoni spiega al meglio le principali caratteristiche dei due poeti. Gioia Lomasti inserisce parole allestite su fatti di vita vissuta velate di rara bellezza penetrante. Costruisce scenari da comprendere nei silenzi dalle molte sfaccettature della parola come verbo di vita. Sulla traccia di “Anime Salve” di Fabrizio De André, Gioia inizia a tessere i suoi sentieri in cui il lettore rivive il suo vissuto in prosa esprimendolo  in modo molto emozionale e sentito. Fa penetrare nelle sensazioni, nel clima e negli stati d’animo in maniera lenta e coinvolgente. Marco Nuzzo suscita emozione sino dai primi versi:  “Se mi vedrai scorrere tra i titoli di coda, vorrei che tu potessi salvare almeno quelle rughe, sono la sola cosa con cui presenzierò allo spettacolo del tempo“. Bella frase per introdurci con limpida presenza nei suoi scritti. Scritti che con l’uso di metafore unite a sentimenti, creano una zona temporale atta a far riflettere e scavare in profondità. Riflessioni che portano il lettore a cercare il proprio personale significato. Un ottimo libro che unendo due figure della poetica nazionale, si ritaglia il suo spazio per un pubblico d’élite che non si ferma alle apparenze ma sa andare oltre per trasmettere emozioni eterne.

A cura di Giorgio Gibellini

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