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Conoscevo un Angelo di Guido Mattioni

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Guido Mattioni

Guido Mattioni

Quando lo scorso anno uscì il suo secondo romanzo, intitolato Soltanto il cielo non ha confini (Ink Edizioni) e ambientato lungo la rovente e pericolosa linea di confine che divide il Messico dagli Stati Uniti, ci fu chi si domandò se Guido Mattioni fosse più un giornalista di lungo corso prestato alla scrittura, o piuttosto un romanziere che per tanto tempo è stato un attento giornalista, inviato speciale in quasi tutti gli angoli della Terra. Dopo la lettura del suo ultimo lavoro, Conoscevo un angelo (Ink Edizioni), appena uscito nelle principali librerie italiane, la domanda rimane senz’altro valida, così come identica è anche la risposta: Mattioni è stato e continua a essere entrambe le cose.

È del resto lui stesso a confermarlo, affermando che il cimento della narrazione è sempre lo stesso. Certo, in giornalismo il racconto riguarda fatti davvero accaduti, quelli imposti dalla “dittatura” dell’attualità, mentre in letteratura le vicende sono perlopiù storie di fiction, scritte sotto la “dettatura” della memoria e della fantasia. Cambia un po’ anche la tecnica, e cambiano soprattutto i tempi e gli spazi a disposizione – ristretti per il giornalista sia i primi sia i secondi, e dilatati invece per il romanziere – ma il fine ultimo rimane il medesimo: portare il lettore fin “dentro” una vicenda, fargliene conoscere da vicino e intimanente i personaggi, far provare loro le stesse emozioni – piacere o dolore, gioia o rabbia, serenità o rassegnazione, la gamma è sconfinata – e infine far “vedere”, oltre ai volti dei protagonisti, anche i luoghi nei quali si svolge la storia.

“Sarà forse per mia formazione anglosassone, come lettore prima che come scrittore, ma rimango del parere che avesse ragione da vendere la mia adorata Flannery O’Connor, indiscussa e indiscutibile regina della narrativa americana del secolo scorso – spiega Guido – quando diceva che l’essenza del narrare non sia quella di dire delle ‘cose’, ma bensì quella di ‘mostrarle’ a chi legge”.

Mattioni sa di che cosa parla: non è un ragazzino in fregola di fare lo scrittore, perché scrive professionalmente da quasi quarant’anni. In giornalismo ha lavorato nei quotidiani e nei periodici ricoprendo quasi tutti i ruoli, da cronista a caporedattore, da vicedirettore a inviato speciale, e può anche vantare di aver lavorato con i più grandi maestri della professione a partire dagli anni Settanta. Uno su tutti, il suo primo indimenticato direttore, Indro Montanelli, che lo ingaggiò prima nel suo natio Friuli come corrispondente locale all’indomani del terribile terremoto che nel 1976 portò morte e distruzione in quella regione; e che dopo meno di due anni lo volle a Milano, assunto in pianta stabile nella redazione del Giornale Nuovo.

La vicenda narrata nelle pagine di Conoscevo un angelo è una storia di fantasia, così come lo è il protagonista principale, Howard Johnson, figlio di una coppia di piazzisti che girano gli Stati Uniti a bordo di un camper. Ma il racconto della vita nomade di Howard e della sua famiglia sono allo stesso tempo il racconto di milioni di altre vite di americani che quella stessa esistenza conducono ogni giorno. È gente senza radici per necessità, per inseguire un lavoro o un amore, per fuggire da qualcuno o da qualcosa, perché così ha voluto il destino, ma anche per una precisa scelta di vita che si riassume in una sola, splendida parola: libertà. Quella di andare, e spesso non importa nemmeno dove: l’importante è “andare”, forse per convincersi ogni giorno di essere vivi.

Di americani così, senza lustrini né glamour, ma proprio per questo incredibilmente veri, autentici, Mattioni ne ha incontrati a centinaia in 34 anni di ininterrotto andirivieni tra le due sponde dell’Oceano Atlantico. “È vero, nella mia carriera ho intervistato per obblighi di lavoro capi d’azienda e candidati alla Presidenza, premi Nobel e scienziati, ma posso giurare che nessuno di loro mi ha lasciato dentro quanto invece ho avuto in cambio dall’altra America, che non a caso è quella che amo di più – spiega l’Autore -. È l’America della quale non parla mai nessuno e che tuttavia, seppur inconsapevolmente, racchiude una valenza e un’anima letteraria”. In proposito cita ancora Flannery O’Connor, che come lui detestava i cicisbei dei salotti letterari, quelli con la tazzina in mano e il mignolo sollevato. Parlando un giorno agli iscritti a un corso di scrittura, la grande autrice americana ammonì invece così chi la ascoltava: “La narrativa riguarda tutto ciò che è umano e noi siamo polvere; dunque, se disdegnate di impolverarvi non dovreste tentare di scrivere di narrativa”.

Conoscevo un Angelo di Guido Mattioni

Conoscevo un Angelo

Guido, nei suoi viaggi e reportage si è invece sempre “impolverato” molto, a ulteriore dimostrazione che – volendo – non esiste soluzione di continuità tra il racconto giornalistico e quello romanzesco, proprio perché il serbatoio al quale bisogna attingere rimane il medesimo: l’umanità vera, non le teste coronate; uomini e donne con il loro bagaglio di problemi, non i divi dello star system o dello sport. “Per questo, nei miei viaggi americani ho sempre abbandonato le Interstate e imboccato invece le backroads, le strade secondarie. Perché è soltanto lì, nelle stazioni di servizio e nei motel, nelle tavole calde che puzzano di fritto e nelle piazzole di sosta che si incontra la vera umanità”.

Così, dalle pagine di questo suo nuovo romanzo scaturisce e prende vita una gamma di personaggi straordinari e variegati. Iniziando certamente dal protagonista principale Howard Johnson, che sulla strada è stato concepito ed è cresciuto, ha studiato e giocato, ha amato ed è invecchiato e che per questo di storie di altri come lui ne conosce mille. E ama raccontarle anche adesso che il destino e un improvviso accidente fisico lo hanno costretto sempre su quattro ruote, ma quelle di una carrozzella da invalido. Lui ricorda tutto: nomi e volti, luoghi e situazioni. Le sue sono storie di creature senza radici per scelta, per necessità o per amore di quella libertà che abbiamo già detto: tipi come Johnatan, un bizzarro angelo che spazza le vie di Woodstock, in Vermont, lasciando dietro di sé profumo di sciroppo d’acero; oppure Abe, pescatore di granchi che conserva i ricordi in una vecchia scatola di biscotti; o ancora Candice e Marilou, estetiste lesbiche itineranti su una roulotte rosa. Ci sono anche Margie, cameriera dai bellissimi occhi grigi, ma velati da un segreto duro da rivelare; il carpentiere Joshua e il suo basset hound Generale Lee che sbava senz’altro molto, ma che gli fa da attento supervisore nei cantieri di lavoro da un angolo all’altro dell’America; o ancora Jack e Pat, stagionati cantanti di musica country costretti ad andare in scena ogni sera con le giacche cariche di lustrini e un dramma in fondo al cuore. E altri personaggi; e altrettante storie ancora. Storie che Howard, come si è già detto, ama raccontare. Basta fermarsi un attimo e starlo ad ascoltare.

Quarta di copertina - Conoscevo un Angelo

Quarta di copertina – Conoscevo un Angelo

Biografia

Guido Mattioni è udinese per nascita (1952), milanese d’adozione e cittadino onorario di Savannah, la località Usa dove ha ambientato Ascoltavo le maree (Ink Edizioni, 2013), suo romanzo d’esordio (quattro ristampe in meno di un anno) adottato dalla Georgia State University come testo nei corsi di Italiano. La versione inglese – Whispering Tides – ha vinto la sezione Multicultural Fiction ai Global Awards 2013 di Santa Barbara, California, e ha raccolto oltre Oceano lusinghiere recensioni di importanti blogger specializzati e di riviste letterarie. Da giornalista è stato inviato speciale in tutto il mondo, ma in particolare negli States, che sono un po’ la sua seconda casa e dove ha ambientato anche Soltanto il cielo non ha confini (Ink Edizioni, 2014), un intreccio di sogni e drammi lungo il pericoloso confine Usa-Messico, la porta di servizio per gli immigrati clandestini che inseguono l’American Dream. Conoscevo un angelo è la sua terza storia made in Usa, e conclude una sua ideale trilogia americana. Guido è sposato con Maria Rosa, oncologa, e se potesse rinascere in una seconda vita vorrebbe fare lo chef. Pur sapendo di alienarsi le simpatie di molti italiani, dichiara di detestare il calcio.

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