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Intervista di Matteo Montieri a Stefano Giaccone

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Stefano Giaccone intervistato da Matteo Montieri

Stefano Giaccone
© Sonia Ponzo

Vetrina delle emozioni ringrazia Stefano Giaccone per averci donato questo contributo.

Stefano Giaccone è nato a Los Angeles nel 1959. Dal 1982 entra nelle scene musicali anno in cui fonda i Franti che per cinque anni saranno nella scena del rock indipendente, come uno dei più rivelanti gruppi underground italiani degli anni 80.
Nel corso della sua carriera da vita a molte collaborazione, dal 1990 al 1993 con il gruppo punk i Kina. Nel 1996 con il gruppo O Zoo No.
In memoria di Jack Kerouac e in seguito compone le musiche per uno spettacolo dedicato ad Allen Ginsberg “Addio papà respiro di Ferdinando Bruni”. Dopo varie collaborazione intraprende la carriera da solista nel 1997 con l’album “le stesse cose ritornano” di Tony Buddenbrook.

Tra gli ultimi lavori ricordiamo “Il giardino dell’ossigeno” uscito nel 2010 in cui Stefano Giaccone si misura con cover di Dylan, Eddie Verder e Ligabue oltre a contenere inediti dello stesso musicista.

Nella produzione di una cover già si era cimentato nel 2003 con “La ballatta dell’eroe” di Fabrizio De André nell’album a lui dedicato da “A Rivista Anarchica” “Mille papaveri rossi”.

Nel luglio del 2013 parte il nuovo tour di Stefano che attraversa con i suoi strumenti la penisola, quella indipendente e ribelle.

Molti bambini iniziando a suonare uno strumento sono orientati verso i classici chitarra e pianoforte lei invece ha scelto il sax, a che età ha iniziato ad usare questo strumento?

A circa 13 anni.

Lei ha partecipato all’opera “Mille papaveri rossi” composta da cover di opere di Fabrizio De André, come è arrivato a far parte di questa opera, ha un ricordo particolare del Faber? Si sente vicino al suo modo di fare e di interpretare la musica?

Il curatore del CD è Marco Pandin, un collaboratore di “A Rivista Anarchica” e amico fraterno da molti anni. De André è stato un grande maestro, di musica, di attitudine politica e filosofica. Un poeta sempre fuori da ogni coro. Per me, come per altri… milioni, una ispirazione.

Lei che ha vissuto in America riconosce la differenza tra cultura americana ed italiana in ambito musicale?

Sono venuto a vivere in Italia a 7 anni. La cultura americana è cultura europea e africana, messa nella centrifuga della loro società e tornata qua. Ma non sono interno alla loro cultura, sono un fruitore, forse particolare, visto il mio luogo nascita, ma sono di cultura europea.

È sempre rimasto fedele alla sua scelta di pubblicare la sua musica indipendentemente, come mai questa scelta?

Perchè nessuno mi ha mai proposto un contratto. Perchè il mondo indipendete non dipende (appunto) dalla necessità di far cassa a tutti i costi e quindi è un luogo a me più congeniale.

La sua esperienza artistica ha sentito in particolare l’influenza da qualche corrente o di qualche individualità artistica?

Troppe per dirle tutte. Diciamo il Beat (Jack Kerouac voglio dire non gli Equipe 84, con tutto il rispetto) e Phil Ochs.

Secondo la sua esperienza e secondo il suo punto di vista che rapporto si crea tra artista e pubblico, le persone riescono sempre ad afferrare il messaggio che gli artisti vogliono mandare?

Non lo so, io di messaggi non ne mando. I messaggi si mandano via sms o alla televisione. A me interessa il suono che fanno le cose, gli esseri umani, gli strumenti musicali e nient’altro.

L’ultima sua opera è titolata “Il giardino dell’ossigeno” non è certo l’abito che fa il monaco, ma che cos’è che intendeva e che cosa voleva concludere con questa titolo?

È un posto realmente esistente, a Cagliari. Per alcune ore, tempo fa, un luogo di ossidazione, non di ossigenazione.

Della sua esperienza con i Franti, gruppo con il quale ha militato, cosa le ha lasciato?

La gioia del rischio.

La moda è solo un modello di combinazioni di vestiti e modi di comportamento o è una tendenza ciclica della società a massificare interessi facendo perdere la propria identità?

La moda non esiste. Esistono la scuola dell’obbligo e la televisione e tutti vogliono le stesse cose allo stesso modo (Pasolini). La moda è solo una parola in più per Cultura Borghese.

A cura di Matteo Montieri

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