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Intervista di Gioia Lomasti a Gastone Cappelloni

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Gastone Cappelloni intervistato da Gioia Lomasti
D. – Come scrivi le tue opere, su carta o con il computer?

R. – Vuoi mettere il fascino della carta? anche se poi sono costretto a ricorrere al computer, per salvarli. Comunque è con la penna che prendono forma, tutt’altro dire.

 

D. – I testi escono di getto o li elabori?

R. – In linea di massima sono elaborati dal cuore. Rivisti dalla mente. Immortalati dalle emozioni. Possiamo stare tempo senza scrivere, poi all’improvviso le sensazioni iniziano a prendere forma, e detta il tutto, senza elaborare o stravolgere, quello che hai dentro, forse, appena un paio di ritocchi.

 

D. – A che età hai cominciato a scrivere?

R. – Tardi, molto tardi, ricordare la data non è possibile, approssimativamente quando mi sono accorto che mi mancava quel tempo trascorso, le “sue prigioni”, nei miei appuntamenti, inderogabili e inscindibili.

 

D. – Qual è la tua atmosfera ideale per la scrittura?

R. – Difficile esternare, perlomeno nel caso mio, quando ho di fronte giornate assolate, e piene di sole, mi toglie la fantasia, l’inquietudine. Preferisco, notevolmente, l’inverno e la pioggia, il suo fascino, la voglia di capire il freddo del cuore suo.

 

D. – In una parola, cos’è per te la scrittura?

R. – E’ la prova che esisto, che il “nume raggio” non mi appartiene, è vitalità! La vita mia!

 

D. – Che cosa traspare dalle tue poesie?

R. – Malinconia, rabbia, inquietudine e voglia di identificarmi in quello che mi apparteneva, col tormento di perdere la mia identità. E l’interpretazione, da parte del lettore, nell’immaginare che in fondo è lo stesso “parallelo” emotivo.

 

D. – Perché, secondo te, la poesia ha minor pubblico rispetto alla narrativa, tanto da esser considerata di nicchia?

R. – La narrativa è immediata, subito assorbibile e di conseguenza richiede minor forzo nella lettura, è di stacco, per rilassarsi senza impegni mentali. Riguardo alla poesia, il discorso è ampio, impercettibile, si hanno le capacità per farsi coinvolgere, catturare, ma non si ha la voglia di soffermarsi e riflettere. E’ considerata di nicchia, per il semplice fatto che sono pochi che hanno le capacità emotive di farsi affascinare e coinvolgere, è il mio punto di vista, facilmente contestabile.

 

D. – A tuo parere, cosa occorre per diventare un bravo scrittore?

R. – I bravi scrittori sono chi ha il merito di coinvolgere il lettore nello stesso stato emotivo, che attraversa chi scrive, non è la pubblicazione del libro a decretarne la bravura o le capacità, ma l’emotività che in esso legge essendo coinvolto. Lo scrittore è come la vita, intellettualmente perfetto ma arido dentro. E chi, intellettualmente ha poche o scarse conoscenze, ma è stato plasmato dalle sofferenze della strada. Teoria e pratica, a voi il giudizi

 

D. – Hai nuovi progetti in cantiere? Puoi svelarci in esclusiva delle news?

R. – Sto lavorando a un libro, che mi ha catturato l’anima, un lavoro che dovrebbe vedere la luce tra qualche anno, posso solo anticipare che conterrà circa duecento poesie. Il tema è inquietante ma attuale e affascinerà coinvolgendo il lettore, almeno me lo auguro, il rapporto con la morte, i nostri pregiudizi, le ansie e le paure, le sue vigliaccherie. Sarà un libro provocante, e nei confronti della Nera Signora, cinicamente dissacratorio, credimi, da non perdere. Non posso anticipare il titolo, ovviamente, anche se è già “nato”.

 

D. – Tra poesia e narrativa, cosa scegli e perché?

R. – Senza dubbio la poesia, ma non perché non ami la narrativa, solo perché ogni poesia è la narrazione di spaccati di vita, con molteplici sfumature, il racconto completo della propria esistenza, con aggiunte di fantasia. Posso aggiungere di ”suggestione?”. La poesia è il frammento giornaliero di chi eravamo, quali prospettive coltivavamo, il rincorrersi delle sfumature. Narrativa e Poesia, due mondi completamente diversi, nella poesia non puoi barare, rispecchi te stesso, nella narrativa, forse?

 

D. – Che cosa pensi delle pubblicazioni indipendenti che non fanno capo ovviamente a una casa editrice ma all’auto pubblicazione?

R. – Auto pubblicazione? Idea affascinante e realizzabile, ma poi? Spendi un sacco di soldi, e il risultato? Fanno sorridere quelli che, odiano le Editrici perché chiedono soldi per pubblicare, poi stampano con delle tipografie a costi assurdi, anche se Editrici serie in giro ce ne sono, purtroppo assai poche. Non dimentico, i miei primi libri sono autogestiti, con le spese totalmente a mio carico, anche se alcuni sponsor mi hanno aiutato.

 

D. – Che cosa pensi dell’editoria a pagamento?

R. – Editoria a pagamento? Oggi è una corsa sfrenata nel voler pubblicare a tutti i costi, il proprio lavoro, con la speranza di emergere o quant’altro. Illusione? Può darsi, ma altrimenti impensabile se aspettiamo le grandi Editorie, e così, è diventato un mercato senza scrupoli e nella piccola editoria nati un sacco di “truffatori”. Credimi, girano tanti cialtroni che massacrano il mercato, purtroppo.

Tu dimmi quale editore può permettersi di non coprire i costi con l’aiuto dell’autore? Con Rupe Mutevole, la casa editrice con cui pubblico, dividiamo le spese, è sufficiente la vendita di un centinaio di libri, per recuperarle per intero, vedi? è un’Editrice a pagamento, ma non esosa. Ho lavorato in tipografia, e capisco certe pretese, purché non siano esose e con prezzi da strozzino.

 

D. – Hai pubblicato libri con contributo? Se si, c’e’ stata molta più promozione e che tipo di promozione rispetto al pubblicare a costo nullo?

R. – Ripeto ho pubblicato con Rupe Mutevole, e per quanto concerne la distribuzione, erano presenti su librerie, Internet, biblioteche, ecc., devo dire ottimamente pubblicizzati.

I primi volumi, ha beneficiato dello sponsor. Nulla di particolare, nel senso che, la stampa era in tipografia e ti dovevi arrangiare per “smaltirli”, cioè, mi sentivo bene, e volevo che il paese fosse a conoscenza dei lavori, esperienza negativissima. In quanto a promozione, diciamo zero?

 

D. – Elencami i libri che hai pubblicato con titolo e un aggettivo.

R. – Ci provo? Anche perché trovare, un aggettivo appropriato mi rimarrà difficile, “sono” la mia esistenza…

<Vorrei ma non posso> Vita di Paese.

<Abbraccio>    Struggente.

<Brezza di libertà>  Batticuore

<La porta dei ricordi>    Viaggio

<Poesie Scelte>   Gratificante

<Di viaggi, di Presenze e d’Ottusità> Inquietante

<Vizi & Perché>  Decadenza

<Antologia Poetica> Illuminante

<Riverberi & Incursioni> Riflessiva

<Inquietudini & Abbandoni>  Stanchezza

<Cinquemila Primavere di un altro colore>  Inquietante

<Il respiro delle mie Parole> Amoroso mosaico

<L’ultimo sole nelle sfumature di un eco a riposo> Sottile ansimare

< Infinito fluire> Quantità limitata: Gratificante

<Fughe e ripari dentro le invendute memorie> Struggente: a Papà e Mamma

<Tra le spire di un cuore meccanico> Cattivo\Pungente

<Petali di Clessidra>  Dannatamente meraviglioso.

 

D. – Che cosa pensi del mondo virtuale riguardo alla promozione dell’arte? Ritieni che internet sia un buon strumento di visibilità?

R. – E meno male che esiste, altrimenti saremo fermi ai soliti noti, senza possibilità di nuove, esaustive conoscenze, come ben tutti sappiamo il “mercato” dell’arte, della narrativa, ecc. sono in mano a chi ne ha fatto, e ne farà un interesse personale. Critici senza scrupoli, e senza la cognizione dell’imparzialità. Sbaglio? forse, ma tu sai che è così. Internet ha rivoluzionato il nostro quotidiano, e ci permetterà di farci conoscere senza riverire o abbassare i pantaloni, per illudersi. Così, almeno ci illudiamo con critiche “pulite” di appassionati come noi. Sì, internet è rivoluzione del pensiero, perché permette di respirare vivo!

 

D. – Hai un sogno nel cassetto?

R. – I sogni miei sono la realtà delle mie Creature, un sogno che è iniziato quando ho aperto gli occhi, e che proseguirà nel cammino di mia eterna volontà.

 

A cura di Gioia Lomasti

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