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Intervista di Gioia Lomasti e Chiara Apuzzo a Marco Ligabue

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Marco Ligabue La Differenza

LA DIFFERENZA
Testo e musica: Marco Ligabue
Produzione artistica: Corrado Rustici
Mix e master Jason Carmer
Edizioni: M.O.M. (Music Overdrive Management)
Management: Alessio Pibe Lini
Foto e Artwork: Maurizio Bresciani
www.marcoligabue.it

Ringraziamo Marco Ligabue musicista, cantautore nonché fondatore e responsabile di Ligachannel e BarMario, rispettivamente sito e fan club ufficiali di Luciano Ligabue per questo importante contributo artistico rivolto al pubblico del sito vetrinadelleemozioni.com.

Il 15 Marzo 2013 è uscito il tuo nuovo singolo che contraddistingue la tua carriera da solista, dal titolo “ogni piccola pazzia”.
Cosa ti ha spinto ad intraprendere la strada di cantautore?

É una strada che è arrivata in maniera molto naturale, perché dopo tanti anni da chitarrista e autore di canzoni e dopo le esperienze principali fatte con i Little Taver e i Rio, mi sono messo da parte e sono arrivate tante mie nuove canzoni da solista in cui esponevo il mio punto di vista e il mio vivere. Erano dei veri e proprio racconti, attraverso questi testi che mi sono arrivati così, anche abbastanza all’improvviso, sono stato spinto a scriverne altri ancora che hanno delineato il mio nuovo modo di raccontarmi.

Quali piccole pazzie hai fatto nella tua vita sia a livello artistico che personale?

Ne ho fatte diverse, a livello personale ad esempio la mia storia d’amore la vivo tra Correggio e Alghero. La mia compagna è sarda e da sette anni avendo il lavoro soprattutto in Emilia devo convivere con questa distanza. E’ una piccola forse anche grande pazzia vivere un amore così a 700 kilometri, io ce la metto tutta andando avanti e indietro tra Correggio e Alghero. Oltretutto in questa piccola pazzia ho trovato anche tantissimi aspetti positivi, il fatto che quando sono in Emilia posso dedicarmi al lavoro 24 ore al giorno stesso quando sono in Sardegna vivermi l’amore 24 ore al giorno.

Invece pazzie artistiche ne ho fatte tantissime, forse quest’ultima è quella più grossa di tutte, quella di essermi lanciato a 42, 43 anni in un nuovo percorso da solista con questo cognome dopo aver fatto tanti anni da chitarrista; se non è una pazzia questa!

A che età hai iniziato a dedicarti alla musica?

Ho iniziato a suonare la chitarra che avevo quindici anni, però erano già diversi anni che mi appassionava la musica, in particolare ho il ricordo di quando avevo 8, 9 anni e mi piaceva mettere su i dischi di vinile di mio fratello percependo già dai primi ascolti che era qualcosa che mi appassionava tantissimo, apprezzavo la musica, le note, gli arrangiamenti anche se ancora non capivo bene cosa mi arrivava esattamente.

Dal tuo percorso con i Rio in che modo è cambiato il tuo stile e da dove hai appreso una fonte d’ispirazione?

Rispetto ai Rio come dicevo precedentemente sono diventato più cantautore, raccontandomi.
I cantautori cantano molto di se stessi, cantano di storie e devo dire che quella è stata la mia chiave principale.
La fonte d’ispirazione diciamo è tutto ciò che serve nella mia vita ed è difficile trovare una fonte precisa, però comunque tutte le avventure che ho avuto come in particolare coi Rio mi hanno fatto crescere e ovviamente continuano in un qualche modo ad evolvere in questo mio nuovo percorso; poi se devo trovare un posto che mi ha ispirato particolarmente quello è sicuramente la Sardegna, dove negli ultimi anni sono sempre più presente. Soprattutto in certe spiagge riesco a stare un paio di ore al giorno con la chitarra scollegandomi dal mondo esterno e rimanendo solo su me stesso.

“Quando stacchi il telefono, quando stacchi il computer, gli amici e tutto, ritrovi in te stesso il tuo cuore. Davanti ai tuoi occhi si apre questo spettacolo che si chiama mare, i silenzi e i suoni della natura ti coccolano facendoti compagnia, ed è proprio li dove ho trovato veramente un posto per far uscire con facilità tutte le mie nuove melodie e i miei nuovi testi.”

C’è stata una variazione nel livello tecnico e nella stesura dei componimenti dei testi rispetto all’esperienza che hai precedentemente avuto con le band?

Si c’è stato un cambiamento sui testi, ora cantandoli io ho ricercato le parole che in bocca mi suonavano meglio e ritenevo che avessero che un peso maggiore, perché prima magari scrivevo dei testi ma non erano cantati da me ed ognuno ha un suo linguaggio, un suo modo di esprimere i suoni e le proprie emozioni.

In generale con i Rio semplificavo un po’ di più i testi, cercavo anche una sorta di ritornelli a volte ripetitivi, ovviamente per rendere il più fruibile possibile la canzone, ora invece ho cercato uno svolgimento più articolato alla base delle mie canzoni, raccontandomi. In queste nuove canzoni ho voluto pensare a quello che mi stava a cuore e cercare le parole giuste anche se erano tante e diverse, durante tutta la stesura per affrontare al meglio quello che avevo in mente.

Quali generi musicali ascolti e a quali influenze musicali ti ispiri?

Ho ascoltato tanti generi, diciamo che negli ultimi anni ho apprezzato molto la musica a livello sonoro che arriva dalla California, dal Rock elettrico per i Red Hot Chili Peppers , a quella un po’ più acustica che mi sta intrigando molto: Jack Johnson, Ben Harper e Jason Mraz. Son tutti artisti che arrivano dalla California, sono surfisti ecologisti ed amanti della natura che li circonda.

Cosa pensi del Rock italiano?

In questo momento storico il Rock italiano è veramente un po’ alle corde, alle corde il Rock in generale vedo, basta guardare qualsiasi classifica italiana, inglese o anche americana. Nei primi cento dischi se ne trovi tre o quattro di genere Rock è già tanto, probabilmente io ho sempre visto che il Rock ha continuamente goduto di aria nuova di grande vitalità, come una grande ondata, ad esempio il punk alla fine degli anni settanta nel periodo che ho vissuto io, c’è stata poi negli anni ottanta la new wave, il grunge negli anni novanta che anche se erano tutti generi di nicchia erano talmente forti e talmente esclusivi che in qualche modo contagiavano, dando grande vitalità al Rock in generale, portavano l’attenzione insomma, la creatività la voglia di far Rock. Penso che siano un po’ di anni che manca una ventata di qualcosa di nuovo, no? Più che il Rock italiano è il Rock in generale che lo vedo alle corde! Speriamo che arrivi qualcosa di nuovo al più presto, di coinvolgente, di innovativo, perché anche io ne sento la necessità.

Credi che questo periodo negativo della storia italiana possa estendersi anche alla musica?

Allora diciamo che la musica di solito ha trovato nei periodi di difficoltà sociale economico sempre grande humour, tanti contenuti. Guardiamo, ad esempio, alla scuola più importante italiana che è quella dei cantautori degli anni settanta; loro negli anni di piombo proprio in un periodo anche di crisi in diversi settori seppur diversa da quella attuale forse hanno trovato tanta voglia di raccontare, di far squadra ed anche di denunciare certe situazioni e quindi penso che a volte quando ci sono questi contesti la musica abbia più spunti per raccontare delle cose penso dal punto di vista del racconto, invece dal punto di vista di chi vuole  emergere nella musica adesso è ancora più difficile perché in questa crisi economica ovviamente sono in crisi anche le case discografiche, tante radio, tutto il mondo che ruota attorno alla promozione, alla diffusione della musica e quindi se uno vuole uscire adesso allo scoperto difficilmente trova qualcuno che investe su di lui o che ha voglia in qualche modo di investire nella persona.
Questo è un momento in cui probabilmente sarà più difficile emergere.

Marco Ligabue intervistato da Gioia Lomasti e Chiara Apuzzo

Marco Ligabue

La  musica a tuo parere può essere promotrice di messaggi ?

La musica sicuramente, essendo per me 50 melodie e 50 testo, ha tanto da raccontare ha tanto da dire ha  tanto da condividere. La musica non cambia il mondo, di questo proprio ne sono convinto ma può portare a una riflessione, può portare anche solo al fatto che magari duecento persone si ritrovano a un concerto a cantare di una cosa di un pensiero che pensano insieme e che magari lo possano condividere e accrescere, può essere generatrice di tante riflessioni nuove e tante condivisioni nuove.

Nel singolo “il gigante” realizzato nell’aprile 2009 viene affrontato un tema ambientale. Quale concetto è celato dietro la figura del gigante? E quale dietro quella dei bambini?

Il gigante è una canzone che in partenza avevo scritto per poi condividerla e concluderla con gli altri ragazzi dei Rio e volevo parlare un po’ del fatto di come sia incredibile che il gigante l’abbiamo creato noi. Il gigante in generale è questa macchina produttiva economica che senza nessun riguardo per le regole di buonsenso e di rispetto della natura ci vive, ci mette davanti il suo rendiconto economico e questo spesso fa a schiaffi con la bellezza che abbiamo intorno. Io sono in qualche modo colpito ma anche danneggiato personalmente quando vedo una casa costruita in un posto dove non andrebbe mai costruita, quando vedo che ci sono persone che fanno la raccolta differenziata e poi inquinano in altri modi. É tutto fatto in una qualche maniera per un tornaconto di potere economico e mi fa male al cuore; io resto sempre a bocca aperta dalle bellezze che abbiamo intorno, mare, montagne, campagne, posti meravigliosi e sono gli unici posti possibili, non è che abbiamo altri pianeti su cui andare e vedere che abbiamo creato questa potenza economica o questa fissazione di mettere davanti sempre il rendiconto o tornaconto economico a dispetto della natura mi ha fatto scrivere una riflessione in questo senso.

Cosa ti ha trasmesso la collaborazione artistica con Paolo Rossi e Fiorella Mannoia?

Guarda mi ha trasmesso una cosa particolare ovvero il senso del professionismo, perché era la prima vera collaborazione che realizzavo con artisti professionisti ed è stato incredibile come vedere quando arriva un esperto come Fiorella o come Paolo Rossi, ti ritrovi in studio e loro in pochi minuti fanno la cosa migliore che possono fare e la fanno bene, la fanno giusta. Questa è stata veramente una grande lezione perché a volte si pensa sempre che tutti siano capaci di far tutto ed ecco, quando  arriva un professionista vero fa veramente il massimo e al meglio realizzandola in poco tempo con tutte l’emotività e la passione del caso. Questo è stato un grande insegnamento.

Oltre che musicista sei anche il responsabile del Fan club di Luciano Ligabue seguito da migliaia di utenti giornalieri. Come è nata l’idea di fondarlo?

Il Fan club l’ho fondato nel ‘91 perché allora seguivo molto Luciano e cercavo in qualche modo di fondere sempre nella maniera più corretta possibile tutto quello che succedeva intorno a lui. Allora non c’era internet, c’erano praticamente quasi solo le riviste musicali mensili e immagina quante cose potevano cambiare in un mese; era difficile fare un informazione corretta così ho pensato che se il fan club lo realizzo io che sono suo fratello in qualche modo diffondo notizie aggiornate, in più volevo creare un momento di aggregazione perché vedevo che stavano nascendo tante belle cose intorno a Luciano. Ragazzi che si conoscevano, che facevano la macchina assieme per andare ai concerti e c’erano tantissime cose che stavano arrivando così ho ritenuto che forse se veniva creato un punto di aggregazione e di riferimento, questa cosa diventava ancora più importante. Siamo partiti così, io avevo 21 anni e non ero mai stato iscritto a un fan club e mi sono ritrovato con questa realtà molto bella che ora la seguo un po’ più a distanza trovando nel frattempo uno staff di supporto. É un avventura davvero molto bella perché si sono intrecciate storie  bellissime, gente che si è sposata, si è conosciuta nel fan club e tutto questo è andato oltre qualsiasi prospettiva che potevo immaginare quando la fondai.

Hai progetti futuri che possano vedere una collaborazione artistica con Luciano?

No, per adesso sicuramente no anche perché sono partito da poco, già ho il cognome in comune se poi ci mettiamo a fare cose in comune il mio progetto rischia di non essere capito bene, mi interessa in questa prima fase fare arrivare le mie nuove canzoni, fare il mio disco, fare arrivare i miei concerti, la mia identità poi magari una volta che sarò conosciuto bene per quello che faccio se ci sarà la possibilità perché no, però al momento la vedo lontana.

Cosa consiglieresti agli aspiranti in campo artistico-musicale?

Consiglierei di fare i cantautori, perché in Italia se ci mettiamo a fare il pop o puntare sulla musica con  tutto il rispetto parlando abbiamo dei competitor mondiali che sono bravissimi, invece sul cantautorato ormai il nostro paese ha fatto scuola e abbiamo fatto scuola anche al mondo. De André, De Gregori, pochi cantautori al mondo hanno avuto una varietà di tematiche, di racconto, di poesia insomma come in Italia perciò secondo me su questa strada c’è il valore di una grande identità italiana.

Cosa pensi della figura dell’artista di oggi e di ieri?

Mah, l’artista oggi proprio perché son cambiati i tempi deve attivarsi a far tutto rispetto all’artista di ieri, il concetto di artista infatti poteva anche essere quello di isolarsi totalmente, vivere deregolato con gli orari, scrivere quando ne aveva voglia, cioè molto diverso dall’artista di oggi, essendo quello che capisce che i tempi sono cambiati e che tutto parte dall’emotività, dalla passione dalla creatività dal talento ovviamente, però ad oggi bisogna lavorare ventiquattrore al giorno e che sono finiti i tempi dei capricci e del prendere un po’ tutto alla leggera, secondo me se si vuol intraprendere la carriera artistica serve studio, l’artista crea, pensa come raccontarsi al meglio e cerca collaborazioni,  parla con i suoi Fan attraverso ai social network.  Ad un artista completo per me oggi serve molto di più, rispetto a quello che era l’artista di ieri.

Quale messaggio vuoi trasmettere con le tue canzoni?

Un messaggio tendenzialmente di grande speranza. Ho capito che sorridendo alla vita sento che è più facile che mi sorrida, non è che sia sempre tutto positivo, nemmeno per la persona più fortunata al mondo, però siccome siamo in un periodo dove sta un po’ vincendo il festival del lamento, cadendo troppo spesso nella superficialità per cose diciamo un po’ frivole, a me piacerebbe fare arrivare questo messaggio e cioè che sorridendo alla vita la vita possa sorridere spesso. Nelle mie canzoni mi fa piacere raccontare che anche io ho delle sfide ed anche cose non vanno sempre bene, però se in qualche modo possiamo tutti approcciarci in maniera un po’ positiva e sorridente, probabilmente questa cosa tornerà a noi in modo concreto.

Grazie infinite Marco

Grazie a Te!

A cura di Chiara Apuzzo e Gioia Lomasti
Intervista telefonica a cura di Gioia Lomasti.
Revisione testuale a cura di Gioia Lomasti e Marcello Lombardo

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