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INTERVISTA DI GAETANO CUFFARI A DARIO MOSCHETTA

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Dario Moschetta

Dario Moschetta

Dario Moschetta è nato a Castelfranco Veneto dove risiede e lavora attualmente. La sua storia artistica ha trovato modo di evolversi durante l’intero arco della sua esistenza, e continua a formulare sempre nuove vie d’espressione. In molti dei suoi quadri trova spazio come protagonista principale il volto umano. In anni più recenti ha sviluppato una tecnica che gli consente di ritrarre città e metropoli dando alla tela l’aspetto vissuto di quelle locandine cinematografiche attaccate ai muri e logorate dal tempo. Il caos tipico di questi scenari viene quindi in qualche modo “silenziato” e reso misterioso.
Ha all’attivo personali in varie località del Veneto, e più recentemente a Empoli. Le sue opere sono apparse su varie pubblicazioni di home decor. Collabora da tempo con un gruppo di creativi milanesi per l’ideazione di nuove proposte per quanto riguarda le stampe d’arte. Collabora inoltre con ditte specializzate in home decor grafico con sedi in Florida e in Israele.

I suoi lavori si possono vedere sul sito www.dariomoschetta.com o su facebook e twitter

Vetrina delle Emozioni da il benvenuto a Dario Moschetta, originale e brillante Artista di Castelfranco Veneto.

Dario, ci parleresti innanzitutto di come nascono tecnicamente i tuoi lavori?

Nascono sentendo il bisogno di impastare i colori tra di loro, di sporcare un po’ pennelli e piatti, spatole e tutto quello che mi serve per fare i quadri. Mi piace avere la materia prima in mano, sentirla tra le dita. Ecco, il primo passo è proprio questo bisogno. Per i soggetti, mi guardo in giro, guardo una miriade di foto e prendo un po qua e un po la, alcune volte mischio le foto insieme, ad esempio un movimento di un corpo di una foto sta bene con una faccia di un altro, un corpo sta bene sovrapposto ad un altro con una posizione leggermente diversa e così via. Prima del risultato finale c’è una lunga ricerca, e non è detto che alla fine sia buono.

Cos’è per te la sperimentazione?

È la maggior parte del tempo che occorre per dare forma ai propri progetti. Sperimento di continuo, cerco nuove vie per manipolare i colori, la carta (per le viste urbane), la tela. Non penso ci sia un unico modo per fare le cose, non ce ne sono neanche centinaia, ce ne sono un’infinità, sta a noi voler restare vicino e far presto a finire un nostro progetto, o andare a cercare lontano.

streamlined organic syntesis di dario moschettaCosa puoi dirci riguardo la tua formazione artistica?

Non ho avuto una formazione accademica, ho imparato col tempo, da solo, forse è un bene, chi lo sa. So che da sempre riproduco la realtà, e veramente non so perché.

Nei tuoi ritratti sovente descrivi espressioni di visi e di corpi in movimento:
Quale idea sta alla base di questa tua scelta artistica?

Veramente non ci ho mai pensato, riflettendoci credo che il movimento è vita, divertimento, ma anche tragedia, insomma tutto sta nel movimento.

Restando in tema, quale significato dai all’espressione di un viso e alla sua capacità di comunicare sensazioni?

Tutte le facce sono interessanti, belle, meritevoli di essere guardate, fisserei sulla tela tutte le espressioni di ogni singolo viso che incontro, ma non è possibile ovviamente. Allora cerco di trovare dei movimenti inusuali, che danno a chi osserva un “qualcosa”. Chi osserva darà un suo significato.
In un viso sono importanti gli occhi come la bocca, il naso e tutto il resto, ma se tolgo o storpio o elimino parte di uno di questi, inavvertitamente o volontariamente, l’espressione non si perde, anzi si trova un significato nuovo, il problema nell’atto di costruire un ritratto sta in gran parte trovare un valore nascosto. A volte ci si riesce a volte no.

Parliamo dell’utilizzo che fai dei colori, soprattutto quelli caldi. Che importanza assumono essi nel risultato finale che intendi raggiungere?

I colori caldi li uso molto per i paesaggi urbani. La gradazione ambrata oltre a piacermi molto, da un senso di antico, “vintage” imprime ai paesaggi quel vissuto che effettivamente hanno nella realtà, per quanto moderna, la città è calpestata, invasa da mezzi che la consumano.
Per i ritratti e i nudi il calore è per la carne, la parte fredda la lascio quasi sempre allo sfondo uniforme, mi piace il contrasto. Ogni tanto do una dominante fredda ad un ritratto, non so, forse dipende dagli stati d’animo. Non amo attribuire ai colori una qualche valenza emotiva o cose del genere, se un colore mi piace, se una miscela di tonalità è azzeccata allora non esito ad usarla.

ny17a 81x83 di dario moschettaDiverse tue opere sono un omaggio alle metropoli, come ad esempio New York. Che tipo di fascino esercitano su di te le grandi città?

Sicuramente mi piacciono perché vorrei andarci, e quindi vorrei viaggiare di più. Ma alcuni anni fa, sperimentando tecniche nuove sono rimasto colpito dal risultato del mettere insieme la tecnica con la carta e il collage con le metropoli viste dall’alto. La città emette così un sentimento di mistero, da anche una certa calma, è strano. una città vista dall’alto appare silenziosa e noi ignoriamo in quel momento cosa accade al suo interno. La metropoli affollata mi fa pensare ad una altra cosa: più grandi sono e più sono indipendenti, autosufficienti, è come un organismo vivente autonomo, vista così le persone che ci abitano sono una specie di organo vitale. Certo questo è quello che ci vedo io, poi chi guarda i miei lavori ci vede quello che vuole.

Sempre a proposito di omaggi, nelle tue collezioni trovano spazio ritratti di personaggi quali Pier Paolo Pasolini o Marilyn Monroe. La loro scelta è stata indotta da qualcosa di casuale o da qualcosa in particolare?

Normalmente non faccio ritratti di persone famose, non credo siano soggetti che debbano stare alle pareti delle case. Il mondo è pieno di facce bellissime, e mi piace avere a disposizione un viso o un corpo che non sia conosciuto, forse per arrivare ad avere un risultato finale che restituisca non solo un ritratto ma una rappresentazione di realtà, che vada bene in ogni contesto, che rappresenti un uno stato d’animo che tutti hanno provato almeno una volta. Pasolini è un personaggio che ha descritto la società in modo crudo e realistico sia con film, sia con la scrittura, mi è sempre piaciuto, il ritratto che gli ho fatto doveva essere uno di una folta serie di grandi dimensioni. Marilyn è un soggetto universale che si può manipolare in molteplici modi, vale la pena sperimentare con la sua immagine.human aerodynamic 5a di dario moschetta

Hai anche realizzato eleganti figure di nudi, maschili e femminili, particolarmente accattivanti. Di cosa parla un tuo nudo?

Credo che il nudo sia una amplificazione del ritratto di faccia. Il corpo aumenta le possibilità espressive, una persona si esprime anche con esso, e quindi vale la pena ritrarre qualcuno nudo, per vedere, secondo me, come è veramente. E poi il corpo invecchia come invecchia il viso, è magnifico fissare in un’immagine il tempo che passa nelle persone.

Cosa rappresenta l’Arte nella tua vita?

Ci ho ragionato con varie persone che me lo hanno domandato, per me è meditazione, vedere o fare arte è raggiungere un livello di quiete interiore che da benessere. Anche fare un disegnino su un foglio, un cerchietto con la matita può essere meditazione.

A cura di Gaetano Cuffari

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