Recensione dell’opera “Perdute Lettere” di Alessandro Spadoni

Perdute Lettere di Alessandro Spadoni
Perdute Lettere

Alessandro Spadoni

Curatori d’Opera
Gioia Lomasti & Marcello Lombardo

Impaginazione
Gioia Lomasti

Copertina & IV di copertina
Alessandro Spadoni

Editing Images Cover
Francesco Arena

Ci sono lettere che vengono scritte e spedite, altre che restano in un cassetto, altre ancora che vengono solo pensate nella mente di chi vorrebbe scriverle, ma poi, dinnanzi al foglio bianco, si perdono le parole, la penna si fa muta. Non si sa cosa dire, né se vale la pena tentare di rendere manifesti i nostri sentimenti, le nostre più intime intenzioni. Si teme che l’altro possa non comprendere fino in fondo le ragioni del nostro cuore. Una lettera in effetti è una corda lanciata verso l’altro, sperando che ne raccolga la cima e la leghi alla sua anima. A volte questo accade e riusciamo a ritrovare amicizie, a infiammare amori che sembravano perduti, altre volte tutto è vano e la corda lanciata si perde nel vuoto. Quelle che ci accingiamo a leggere sono lettere che sono andate perdute? Oppure hanno raggiunto la coscienza di chi le ha lette? Sono andate disperse, come granelli di sabbia spazzati via dal vento, oppure sono state raccolte e conservate nei cassetti della memoria di chi avrebbe dovuto leggerle? Non lo sapremo mai. Forse non sono mai state spedite.

È mancato il coraggio o più semplicemente si era certi che l’altro, colui che doveva riceverle, non le avrebbe mai comprese e ne avrebbe fatto carta straccia. In ogni lettera, in fondo, c’è sempre una speranza sottintesa e un disincanto, un desiderio dirompente e una consapevolezza mai ammessa che tutto verrà perduto, che tutto è già stato deciso. L’aspettativa è ciò che anima i desideri, ma è anche la dannazione di chi vede frustrato ogni sogno. Dovremmo essere così saggi da comprendere che l’unica via d’uscita è riempire di senso, di significato ogni nostro istante a prescindere da ciò che vogliamo, non dipendere da nessuno perché nessuno può salvarci, se non noi stessi. E l’altro è solo l’occasione per farci crescere, per vivere pienamente la nostra esistenza. Eppure non siamo esseri unici, conclusi in noi stessi, non siamo nati per chiuderci nelle nostre intime convinzioni senza tener conto di quello che ci circonda, ma per vivere assieme a chi ci ama e ci comprende, assieme a chi mette in luce i nostri pregi e i nostri difetti, assieme a coloro che ci riflettono e si riflettono in noi e con noi. Senza l’altro noi non siamo nulla. Tutti vogliamo essere felici, vivere e vedere realizzati i propri sogni e desideri, ma dobbiamo imparare a guardare la realtà, a guardare dentro di noi e comprendere che per volare, occorre sapere prima camminare. L’importante è scegliere e capire quando è il momento di cambiare, di crescere, di diventare uomini e donne adulti, abbandonando l’egoismo dell’adolescenza. E per farlo dobbiamo continuare a scrivere e soprattutto, sperare di incontrare qualcuno che sappia leggere le nostre parole e trovare dentro di esse la nostra vera essenza, la nostra fragile nudità.

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