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INTERVISTA DI CHIARA TAORMINA A SIMONE CORRIERI

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Simone CorrieriVetrina delle Emozioni ringrazia Simone per questo contributo in esclusiva.

Simone Corrieri nasce a Lucca nel Luglio 1977, impiegato di un’azienda cartaria da sedici anni, da qualche anno scrive poesie e nasce la sua prima opera poetica “Tracce di Me” rappresenta il suo debutto in campo letterario.

Primo di due figli, inizia a dar pensieri ai genitori per il suo fare bizzoso e scalmanato in famiglia, mentre si comporta come un angioletto a scuola e in tutti i luoghi, diciamo istituzionali.
All’età di otto anni inizia a giocare a calcio nella squadra del suo paese “La Nuova Generazione.” Il nome faceva immaginare di entrare in una società che avrebbe dato nuove generazioni di campioni, Simone non diventa un campione ma inizia a crearsi le sue amicizie. Cresce, studia e si diploma in ragioneria ed inizia a coltivare la passione per la musica. Si adatta fin da subito al mondo del lavoro, dopo due esperienze nel settore calzaturiero, trova un impiego in una società importante del settore cartario, nella piana di Lucca. Ultimamente si è appassionato alla lettura, soprattutto libri di poesia e psicologici. Quest’ultimi lo hanno stimolato all’ascolto interiore e a raggiungere gli obbiettivi prefissati. Bukowski e Pessoa i suoi poeti preferiti. Amante del trekking, pratica podismo, appassionato di vinili e vintage, ad oggi rincorre come non mai nuove sfide, energie essenziali per la sua vita che ha appreso una svolta interiore sul finire del 2013 quando, stanco dell’apatia e dell’abitudine, inizia a credere molto più in se stesso e decide di seguire con più convinzione le sue qualità.

Oggi, più maturo e consapevole, si lancia in questa esperienza di scrittore con “Tracce di Me”, il suo esordio, che gradirebbe rappresentasse l’inizio di una lunga serie.

Nell’edizione 2015 ha partecipato al Concordo di Poesie “L’Ora di Barga”, e una sua lirica è stata inserita nell’ Antologia che prende il titolo dallo stesso Concorso.

Parlaci della tua passione per la poesia, quando è scaturita e perché?

Per me la poesia è una passione che rappresenta un momento creativo che mi coinvolge e mi emoziona. Tra i versi trovo pace e magia, è un viaggio sublime che mi affascina ed io mi faccio rapire. Fin quando questo fascino ci sarà, io scriverò. Questa passione è nata sul finire del 2013. Mi trovavo nel traffico e la mia macchina andava a passo d’uomo, ad un certo punto, osservai il cielo d’autunno insieme al cadere delle foglie, per istinto scrissi la sensazione provata e nacque “Emozioni di un anno fa”, una poesia che poi ho inserito in “Tracce di me“. Da allora porto sempre con me un block notes su cui trascrivo ogni sensazione che provo. Mi sfugge onestamente il perché sia nata in me questa vena poetica, forse perché avevo tante emozioni da comunicare e sono emerse in modo molto deciso da stupirmi piacevolmente, prima o dopo dovevo averne almeno una, e ho prediletto la poesia. Un’altra ipotesi la collego all’essere mancino, è da sempre sinonimo di creatività e quindi, ad un certo punto questo mio mondo doveva uscire per comunicare e condividere la mia sensibilità.

“Tracce di me” è la tua opera prima per la poesia, cosa pensi di lasciare ai lettori, quale parte di te è più presente tra le righe? Parlaci delle esperienze che ti hanno ispirato versi così intensi.

Ai lettori voglio lasciare emozioni, questo mio libro vorrei che rappresentasse un punto d’incontro tra il mio mondo e di chi mi legge, attraverso i momenti veri della vita come le gioie, i dolori, amori, passioni e tanto altro, conditi da versi poetici. La parte di me più presente tra le righe di questa mia prima opera è l’interiorità, ma c’è anche la schiettezza e la semplicità del carattere, ma anche lo spirito ambizioso di lanciarmi in nuove sfide, oggi più che mai linfa vitale per me. I versi intensi sono ispirati dall’amore con cui faccio e vivo le cose che mi stanno più a cuore e quindi è come se certe poesie rappresentassero fotografie del momento, dell’attimo vissuto e stati d’animo che ne scaturiscono. L’introspezione come riflessione su fatti di vita o situazioni sociali è un’altra componente che ha contribuito all’intensità dei miei versi.

Molti poeti preferiscono scrivere i loro versi a mano, su un foglio di carta o su un block notes per non perdere il contatto con il segno grafico. Tu preferisci scrivere a mano o al computer?

Come detto pocanzi, scrivo su block notes, non scrivo i miei testi al computer, riporto i miei scritti su un file in un secondo momento, se ritengo di poterli poi inserirle in un futuro progetto, come ho fatto per “Tracce di me”. Il contatto fisico con il cartaceo è il più naturale che esista, ed è un’emozione anche quel tipo di azione, sinceramente nel toccare un tasto non ci trovo niente di poetico.

Quali aspettative hai per il futuro, pensi di continuare a scrivere poesie o hai anche altri sogni nel cassetto?

Le mie aspettative per il futuro sono rivolte alla promozione del libro e a continuare l’esperienza delle presentazioni che mi stanno divertendo e gratificando. Durante il loro svolgimento, incontro persone nuove e da nuove conoscenze possono nascere anche progetti futuri che sicuramente avranno una natura poetica. Nell’immediato futuro, auspico di partecipare a qualche concorso di poesia per il gusto della sfida e per far conoscere meglio i miei scritti. Un sogno nel cassetto è quello di musicare una mia poesia, cioè comporre o incidere una canzone. Questo è il prossimo obbiettivo da realizzare.

Parlaci del tuo rapporto con i libri, il tuo poeta preferito?

Il mio rapporto con i libri, fino a qualche anno fa era tragico. Leggevo il televideo e la lista della spesa, da qualche anno è giunta invece la voglia di leggere, spinto dal bisogno di superare un mio limite che mi attanagliava: “il sottostimarmi”. Ho iniziato a leggere libri psicologici che ti spingono a lavorare su te stesso, a metterti al centro di tutto quello che fai senza alibi o compromessi. In questo campo, il mio scrittore preferito è Wayne Walter Dyer, tra i suoi libri cito i più interessanti: “Le vostre zone erronee”, “Ogni vostro desiderio sarà esaudito”, “Prendi la vita nelle tue mani”. Non è certo un poeta, ma è un grande per me! Ho iniziato a leggere libri di poesie tra marzo-aprile dello scorso anno e solo dopo aver scelto i titoli delle mie poesie per il libro, non volevo essere minimamente influenzato. Ad oggi, dopo aver letto Neruda, Pessoa, Lorca, Bukowski, Erri De Luca, posso dirti che Bukowski resta il mio preferito, mi piace il modo dissacrante e schietto con il quale scriveva le sue poesie, legate al mondo dell’emarginazione.

Durante la stesura del libro, hai mai chiesto un parere ad amici o parenti? Da chi hai ricevuto maggiore supporto?

Ho chiesto pareri alla mia compagna e ad un amico, i loro occhi erano sinceri quando mi risposero che molte erano ottime e che si sentivano coinvolti nel leggerle. Io già desideravo scrivere un libro, il loro supporto è, quindi, andato ad aggiungersi alla mia determinazione. Un importante apporto l’ho trovato anche in uno scrittore toscano che si chiama Orfeo Paci, il quale ha curato la prefazione e ha fatto qualche intervento di rifinitura alla mia bozza definitiva. Il supporto più grande è arrivato da me stesso, perché ho creduto dall’inizio alla fine di potercela fare e ci credo tutt’ora, e senza ascoltare chi ti vuole fermo, immobile a non fare mai niente per te stesso, (ce ne sono e se ne incontrano di persone così) sono andato per la mia strada.

Cosa pensi di quegli autori che scrivono libri ma non li leggono?

Gli autori che scrivono ma non leggono sono liberi di farlo, la libertà è una cosa prioritaria. Questi scrittori che non leggono gli altri colleghi, però, scelgono anche di negarsi l’opportunità di arricchirsi interiormente e professionalmente, perché leggendo gli altri si può sempre imparare. Io trovo affascinante entrare in una libreria, toccare i libri, soffermarmi sulla quarta di copertina e se il messaggio mi coinvolge ho il piacere di comprarlo, leggerlo e sperimentare,  se so scegliere i libri adatti a me in quel preciso momento della mia vita.

La tua è una scrittura di valore, che sa catturare l’attenzione senza scadere nel banale. Ti sei prefissato dei modelli?

Prima di tutto, grazie per il complimento. Posso rispondere dicendo che non ho modelli prefissati, di certo punto sull’emozione che mi arriva dall’ispirazione del momento e non ci ritorno sopra. La prima scrittura deve essere più o meno quella che poi rappresenterà la poesia; dal punto di vista emozionale ovviamente nel rileggerla deve prendermi altrimenti è da scartare. Lo stile, invece, anche se ultimamente uso diversi metodi di scrittura, è in rima e i versi non sono molto numerosi; personalmente, trovo la poesia con un testo lungo dispersiva e cattura meno l’attenzione.

In un viaggio immaginario della mente, con quale autore già affermato vorresti scrivere un libro e perché?

Vorrei scrivere un libro con Willy Pasini perché gradirei accompagnare le poesie alla seduzione di cui questo scrittore è abilissimo interprete, come ha fatto fin ora nei suoi diversi libri. Ritengo che saper aggiungere un po’ di poesia alla sensualità e seduttività aiuti molto. Potrebbe nascere un libro intrigante, molto utile, originale e creativo tra un autore affermato e un altro emergente. Tanto se devo immaginare…

A quando il secondo libro? Progetti nell’immediato futuro?

Il secondo libro credo uscirà nel 2017, ora mi godo ancora “Tracce di me” che sto ancora promuovendo, dico credo, in quanto proporrò il manoscritto agli editori e dovrò ovviamente aspettare e sperare in una risposta positiva. Ho la struttura di un nuovo progetto già pronta, devo svilupparla e voglio portarla a conclusione con la giusta calma, la fretta è una cattiva compagna. Nell’immediato futuro sono previste partecipazioni a concorsi di poesia, e con un musicista locale, toscano, ci sono dei presupposti per adattare un mio testo alla melodia di una canzone.
Per concludere in musica “lo scopriremo solo vivendo…”

A cura di Chiara Taormina

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