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INTERVISTA DI GIOIA LOMASTI A GIANLUCA LALLI DELLA BAND UCRONIUTOPIA

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Gianluca Lalli intervistato da Gioia Lomasti

Gianluca Lalli

Vetrina delle Emozioni ringrazia Gianluca Lalli e gli Ucroniutopia per questo meraviglioso contributo in esclusiva per il nostro canale. Gruppo di musica folk/rock, nascono da un’idea del cantautore Gianluca Lalli, autore dei testi, della musica e degli arrangiamenti delle canzoni. Il gruppo è stato fondato nel 2009. I concerti della Band si tengono in teatri,associazioni culturali, nell’ambito di festival di controcultura e in spazi sociali in generale, ma anche in feste di piazza e club. Gli Ucroniutopia hanno vinto diversi premi nazionali e regionali tra cui il premio Rino Gaetano e il premio come miglior band italiana nella trasmissione di Radio1 Rai Demo di Michael Pergolani nel 2012.
Gli Ucroniutopia collaborano con il cantautore  CLAUDIO LOLLI, con l’associazione “Aspettando Godot” di Pino Calautti. Collaborano con FLACO BIONDINI, chitarrista e ultimo produttore di Francesco Guccini. Collaborano inoltre con Remo Remotti, Adriano Bono, l’attore, regista teatrale e cinematografico Mario Donatone.

 

Gli Ucroniutopia sono:

Gianluca Lalli (chitarra e voce), Lorenzo De Angelis (chitarra solista), Marco Andreose (tastiere), Eleonora Aleotti (flauto traverso e voce), Jacopo Mosesso (violoncello), Giorgio Gallo (batteria), Walter Pandolfi (basso).

Ciao Gianluca, quale significato attribuite alla parola Ucroniutopia?

Salve! Piacere di essere con voi. Dunque il significato della parola Ucroniutopia deriva dalla fusione di due parole greche Utopia e Ucronia
Il termine Ucronia  significa letteralmente “nessun tempo” ed Utopia significa “nessun luogo”. Ucroniutopia è un pianeta, ma a differenza di altri pianeti non ha fisicità ma è solo spirito e istinto. Esso è fuori da tutto e dentro il tutto, siamo noi tutti ma solo in determinati stati emotivi e di coscienza. Ucroniutopia non esiste al di fuori, ma esiste solo dentro di noi.

So che siete in lavorazione ad un nuovo disco? A quando la sua uscita?

Si, stiamo lavorando al secondo disco che si chiamerà “La fabbrica di uomini”. Dovrebbe uscire per i primi di Marzo, salvo qualche imprevisto.

Viene modificato il vostro modo di proporvi rispetto al precedente album “il tempo degli assassini” uscito nel 2011?

“La Fabbrica di uomini” rispetto al disco precedente differirà per molti motivi. Musicalmente è un disco diverso, molto più musicale rispetto al primo. I testi saranno più ironici su certe canzoni, come ad esempio nella canzone “La bomba” che tratta la vicenda di un anziano zio scapestrato che ha come passione quella di costruire bombe ma di scarsa efficacia, poi ci sarà un pezzo dedicato all’anarchico francese Bonnot.
Un altro pezzo è “Ora et labora” che avrà musicalità quasi funky, una grossa novità per le canzoni di Ucroniutopia, a livello di testo è una sorta di urlo di protesta verso una nazione in caduta libera come l’Italia, una canzone di rabbia e poetica, come quasi tutti i nostri testi. E poi questo non sarà un disco di sola autoproduzione ma saremo prodotti da un’etichetta discografica indipendente: “Udedi”, un’etichetta abruzzese molto interessante che sta crescendo giorno per giorno con una politica innovativa e vincente nella trasparenza e nella solidarietà tra esseri umani e tra musicisti.
La loro filosofia tratta gli artisti come una volta, cioè umanamente e non come le Major, le multinazionali della musica come la Emi ecc… in cui nasce un meccanismo di sudditanza e schiavitù intellettuale da parte degli artisti verso l’etichetta, arrivando al punto di dover sfornare canzoni su ordinazione. Questo la dice lunga su come la musica stia perdendo in  qualità col passare degli anni, se prima avevamo Bach o Vivaldi poi Hendrix e Morrison ora abbiamo invece questa gente qua come… lascerei stare non ne ricordo nemmeno i nomi.

Il cantautore bolognese Claudio Lolli collaboratore ed amico di una generazione di Guccini parteciperà al tuo disco, quale sarà il suo contributo artistico in questo contesto?

In questo disco come dicevamo ci saranno molte novità. La più bella è appunto questa. Ci sarà la collaborazione con una leggenda del cantautorato italiano e vale a dire CLAUDIO LOLLI. Infatti oltre ad aprire i suoi concerti grazie all’associazione di Pino Calautti “Aspettando Godot” sono diventato amico di Claudio che è stata la soddisfazione più grande. Claudio ha voluto regalarmi un suo inedito dal titolo “Il grande freddo”, una canzone meravigliosa, come tutte le canzoni di Claudio, che va a toccare tematiche profonde come quelle della solitudine, l’impossibilità di amarsi perchè siamo tutti ormai troppo malati, una sorta di “angoscia metropolitana” collettiva. E questo brano di Lolli lo potrete trovare esclusivamente nel nostro disco.

Concerto degli Ucroniutopia

Perché indossate le maschere ai vostri concerti?

Ricordi la “Teoria delle maschere” di Pirandello? Lui spiega attraverso la metafora della maschera come l’uomo si trova nascosto dietro ad una “maschera” imposta dalla società. Questa sua teoria è presente nell’opera “Uno, Nessuno e Centomila”. Ai concerti degli  Ucroniutopia cerchiamo di  toglierci e togliere qualche maschera alle persone gradualmente con l’andar del concerto le maschere sparicono e la gente comincia a ritrovare nelle sensazioni e emozioni che vive attraverso immagini, musiche e parole un po’ del proprio essere purtroppo troppo spesso sepolto dalla quotidianità

Il vostro videoclip “il lupo” ha vinto il premio hard rock cafe 2013 ed è stato presentato al FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA. Parlami di questa grande esperienza.

Come tutte le cose più interessanti della vita, le cose che nascono per caso, quelle non studiate a tavolino o programmate, sono le più belle, proprio perché inaspettate. Avevo mandato il mio videoclip per partecipare al concorso “Pasinetti” di Venezia lo scorso maggio, uno dei tanti concorsi fatti durante la mia carriera senza troppe aspettative. Mi trovavo vicino a Venezia nel periodo in cui veniva svolto il concorso e così decisi di andare a dare un’occhiata, più che altro incuriosito dalla sezione cinematografica dei cortometraggi, il mio video ovviamente concorreva nella sezione Videoclip musicali. Andai a Venezia per il concorso e per andare a trovare una mia cara amica che non vedevo da un po’. La prima sera dopo la proiezione del videoclip qualcuno della giuria mi disse di rimanere per le premiazioni. Così sorpreso restai a Venezia per qualche giorno ospite della mia amica Franca, ho passato giorni meravigliosi nella sua casa davanti Rialto. Ho conosciuto un po’ più Venezia e il lunedì mattina sono andato a ritirare il premio come primo classificato con il videoclip “Il lupo”.
Ma le sorprese non finirono qui, successivamente fui invitato al Festival del cinema di Venezia poiché il concorso Pasinetti vi partecipava, presentando i video vincitori. Qui eravamo nel settembre 2013, storia recente di un anno meraviglioso per me.

Quali argomenti trattate attraverso i testi delle vostre canzoni?

Le mie canzoni raccontano storie barbare di gente allo sbaraglio, di bar fumosi, di ciminiere, delle realtà rurali ormai scomparse, raccontano di persone sole, di gente che lotta, parlano di chi sa mettersi in gioco, di quelle persone che covano continuamente il dubbio su qualsiasi cosa. C’è una bellissima poesia sul dubbio di Bertold Brecht che vi invito a leggere, è una lode al dubbio. Come diceva un certo Jim Morrison “L’unica cosa di cui sono sicuro, è di non esser sicuro di niente”. Le mie canzoni raccontano anche di letteratura, molte citazioni e molti romanzi sono stati trasformati da me in canzoni. Sul primo disco “Il tempo degli assassini” che di per se è già una citazione della poesia “Mattinata d’ebbrezza” del poeta maledetto Rimbaud (nonché titolo del bellissimo saggio di Henry Miller scritto per Rimbaud).
In questo disco c’è un doppio  omaggio a Baudelaire con la canzone “Il vino dell’assassino” (tratta da una sua poesia nell’opera “I fiori del male”) e “Baudelaire”, canzone dedicata al poeta.
C’è nel disco un’altra canzone tratta dal romanzo del grande romanziere abruzzese “John Fante” dalla sua opera “La grande fame” e si chiama “La legge”.

C’è poi un omaggio a Goethe con la poesia “Il re degli elfi”, e per finire c’è la reinterpretazione del fantastico romanzo “La fattoria degli animali” di quel grande uomo e scrittore che fu George Orwell, al secolo Erick Arthur Blair.

Cosa dovrebbe trasmettere un cantautore al suo pubblico?

Un cantautore per prima cosa non dovrebbe suonare su di un palco ma possibilmente dovrebbe esibirsi senza microfono, per stabilire la giusta armonia e parità tra chi canta o parla e chi ascolta: una sorta di “Living theatre” coinvolgendo anche gente comune, che non pensa di essere artista, ma che lo è comunque, per forza almeno finché si resta vivi.
Poi dovrebbe (se la cosa succede naturalmente) coinvolgere il pubblico, lo spettacolo dovrebbe essere una specie di rito, una comunione, una festa, bisognerebbe entrare insieme in una dimensione di musica, parole, armonia e dimenticarsi i veleni del giorno, le brutture dell’umanità e perdersi dentro un mondo nuovo che a volte può capitare che si chiami Ucroniutopia.

waldgangerHai anche scritto due libri, uno che racchiude poesie ed aforismi e uno di narrativa, cosa descrivono?

Si dopo il primo disco ho voluto raccogliere alcuni miei racconti che avevo buttato in un cassetto, e grazie alla Arduino Sacco editore sono riuscito a pubblicarli con ottimi risultati per essere alla prima esperienza nel campo della letteratura, anche perchè un conto è stare dall’altra parte e leggere e un conto è scrivere, e poi un conto è scrivere canzoni e un altro conto è scrivere libri di narrativa o saggi.
Un’esperienza diversa, entusiasmante. I racconti variano tematiche da storia a storia, c’è alla fine del libro un romanzo breve che si chiama “Ucroniutopia” ed è una distopia, come quelle che raccontava Zamjatin nel romanzo “Noi” o Huxley in “Mondo nuovo” o Orwell nel libro “1984”. L’ultimo libro che ho scritto invece è uscito a maggio 2013 per merito di “Galassia arte edizioni”. Questo libro è una raccolta decennale di poesie e aforismi dove il tema dell’incomunicabilità è il motivo principale delle poesie che comunque trattano anche di altre tematiche come amore, inganni e morte.Una Voce dal Nulla - Gianluca Lalli Il libro si intitola infatti “Una voce dal nulla”. In primavera invece darò alle stampe un libro che si chiamerà “Breve storia di un cantautore” che racconterà la storia della mia gente e in generale una panoramica sulla storia recente partendo dalla rivoluzione francese fino ad arrivare ai nostri giorni, raccontando però i grandi cambiamenti storici, attraverso lo sguardo di un paesano che vive sperduto in montagna dove a differenza del romanzo di Carlo Levi, Cristo non è mai arrivato ma rimane di per se la figura più famosa.

A quali figure artistiche musicali ti ispiri?

Mi ispiro ai maestri francesi come Brassens, Ferrè, Boris Vian, a Bob Dylan, Claudio Lolli e al grande Fabrizio De André. Devo molto anche ai poeti maledetti francesi, alla Beat Generation di Kerouac e Ginsberg, e devo altrettanto a me stesso per aver avuto sempre curiosità nella vita e voglia si sperimentare il più possibile.
Gianluca Lalli e Ucroniutopia vi salutano con una massima che rappresenta appieno la mia filosofia di vita e il mio pensiero:

“La nostra meta non è un luogo ma un modo di vedere le cose”…

Gianluca Lalli

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A cura di Gioia Lomasti
in esclusiva per Vetrinadelleemozioni.com

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